LE IMMAGINI DI UN NEO DOPPIO DA HAYABUSA-2

La sonda giapponese si è avvicinata all’asteroide bilobato Torifune

by Cesare Guaita

Osservare da vicino per la prima volta un oggetto spaziale (sia esso satellite o asteroide) fa sempre una impressione grande, profonda, difficile da descrivere, ma fantastica.

L’ultimo incredibile esempio ci è stato regalato nei giorni scorsi dalla sonda giapponese Hayabusa-2. Lo scorso 5 luglio, nel corso della sua missione estesa che ha fatto seguito al suo obiettivo primario (cattura e trasporto a Terra di campioni dell’asteroide carbonioso Ryugu il 6 dicembre 2020) la sonda è passata a soli 800 metri dall’ asteroide 98943 Torifune, un Neo (Near Earth Object) di tipo Apollo che orbita attorno al Sole in 383 giorni tra 0,81 e 1,26 UA. Le dimensioni sono di 491x461x392 metri e la rotazione è di 5,02 ore su un asse inclinato solo 5° rispetto al piano orbitale.

Venne scoperto dal programma Linear il 3 febbraio 2001; il nome di Torifune è stato ricavato da Ame no Torifune no Kami, una divinità giapponese che viaggia su una nave capace di muoversi ad alta velocità come un uccello. Questo per sottolineare l’altissima velocità (5 km/s) con la quale Hayabusa-2 ha effettuato il flyby del 5 luglio.

Due “mucchi di sassi”

La composizione di Torifune è del tipo Sp, ossia è un asteroide roccioso, affine alle condriti ordinarie di tipo L (meteoriti rocciosi a basso tenore di ferro).

Hayabusa-2 aveva iniziato a riprendere Torifune come un singolo puntino con la Optical Navigation Camera  (Onc) il 20 giugno da alcuni milioni di km di distanza. Si tratta di un teleobiettivo di 150 mm f/8, con un campo di vista di 6,27×6,27° e un sensore Ccd di 1024×1024 pixel (modello E2V Ccd 4720 Aimo).

Il 5 luglio, quando si trovava a 8,5 km di distanza (circa 1,5 secondi prima del massimo avvicinamento di 800 m) la Onc ha raggiunto la risoluzione di 1 metro/pixel. Grazie alla luminosità dell’asteroide vicino al perielio, con pose di 1/1000 s per evitare il mosso, sono state ottenute alcune immagini nelle quali l’asteroide appare come un oggetto doppio a contatto, con una superficie disseminata di massi di dimensioni (e forse anche di composizione) differente.

Circa 1 secondo prima della Onc è entrata in funzione anche la camera infrarossa Tir (Thermal InfraRed Imager) con apertura di 25 mm f/1,4 e campo di 16,7°×12,7° tra 8 e 12 micron. Grazie alla Tir sono emerse indicazioni molto interessanti. I due lobi mostrano la stessa inerzia termica (alta temperatura in pieno Sole), mentre il collare di congiunzione appare molto più freddo, ad indicazione che lì si è depositata molta polvere. È possibile che in passato l’oggetto fosse uno solo, poi divisosi in due componenti quasi uguali.

A provocare questo fenomeno potrebbe essere stato un gigantesco impatto esterno. La grande abbondanza di massi superficiali e l’assenza di crateri da impatto fa pensare a due “mucchi di sassi”.

La missione procede verso nuovi obiettivi

Altre immagini e gli importanti dati compositivi da parte dello strumento Nirs3 (Near-Infrared Spectrometer) sono attesi nelle prossime settimane. Intanto però la missione estera di Hayabusa-2 (che ha a bordo ancora il 50% dello Xeno per il suo motore a ioni) è tutt’altro che finita.

Dopo due flyby con la Terra nel dicembre 2027 e nel giugno 2028, Hayabusa-2 sfiorerà nel luglio 2031 il misterioso asteroide 1998 KY26, un minuscolo oggetto Apollo che ruota in 500 giorni attorno Sole e dotato di una velocità di rotazione quasi “impossibile” che lo porta a compere una rotazione ogni 5 min 21 sec.

 

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