Per la prima volta un’organizzazione italiana no profit, focalizzata nella lotta all’inquinamento luminoso, avvia una collaborazione strutturata con l’ente che da oltre venticinque anni protegge i cieli del deserto di Atacama, considerati tra i più preziosi al mondo per la ricerca astronomica.
L’intesa, formalizzata attraverso un protocollo di intenti, nasce dalla consapevolezza che l’inquinamento luminoso non conosce confini nazionali. La diffusione incontrollata della luce artificiale compromette non soltanto l’osservazione astronomica, ma altera gli ecosistemi, incide sulla salute umana e determina un crescente spreco energetico. Di fronte a una problematica globale, la risposta non può che essere fondata sulla condivisione di competenze, esperienze e buone pratiche.
Chi sono i firmatari dell’accordo
Fondata nel 2000, l’OPCC è il punto di riferimento per la protezione della qualità del cielo nel nord del Cile. L’organizzazione opera nelle regioni di Antofagasta, Atacama e Coquimbo, dove sorgono alcuni dei più importanti osservatori astronomici del pianeta, tra cui quelli dell’ESO, di NOIRLab e Las Campanas, ai quali si aggiungeranno nei prossimi anni il Giant Magellan Telescope e l’Extremely Large Telescope. Entro la fine del decennio il Cile ospiterà circa il 60% della capacità osservativa astronomica mondiale nel visibile, un patrimonio scientifico che richiede politiche di tutela dalle luci parassite sempre più rigorose.
L’Associazione CieloBuio rappresenta invece da oltre un quarto di secolo il principale punto di riferimento italiano sui temi dell’illuminazione sostenibile e della difesa del cielo stellato. Attraverso attività di divulgazione, consulenza tecnico-scientifica e supporto normativo, ha contribuito a diffondere nel nostro Paese una maggiore consapevolezza sugli effetti dell’inquinamento luminoso, collaborando con amministrazioni pubbliche, professionisti e comunità scientifica.
Che cosa prevede l’accordo
Il protocollo non si limita a una dichiarazione d’intenti. Prevede infatti lo scambio di documentazione tecnica, la collaborazione nella formazione, l’organizzazione di iniziative divulgative, il confronto sulle normative e lo sviluppo di progetti comuni dedicati alla protezione dei cieli oscuri. L’obiettivo è creare un ponte stabile tra due realtà che operano in contesti ambientali molto diversi ma accomunate dalla stessa convinzione: la qualità del cielo notturno è una risorsa naturale da preservare con strumenti scientifici e scelte illuminotecniche corrette.
Sintesi dell’importanza dell’accordo siglato (tratto da una pubblicazione dell’Associazione CieloBuio)
In questo caso specifico, però, il valore simbolico dell’accordo è forse ancora più importante degli aspetti operativi. Il Cile rappresenta oggi il laboratorio mondiale delle politiche di protezione del cielo, grazie a una normativa tra le più avanzate e a un sistema di controllo costruito in stretta collaborazione con gli Osservatori astronomici internazionali. L’Italia, pur non disponendo di siti osservativi paragonabili a quelli del deserto dell’Atacama, possiede una lunga tradizione di ricerca sull’inquinamento luminoso e un patrimonio culturale legato all’osservazione del cielo che merita di essere preservato e valorizzato.
In un’epoca in cui il bagliore artificiale cresce rapidamente in molte aree del pianeta, e in cui il proliferare del numero dei satelliti artificiali costituisce una nuova minaccia all’osservazione e allo studio degli oggetti celesti, la collaborazione tra CieloBuio e OPCC assume quindi un significato che va oltre i confini dei due Paesi. Dimostra che la tutela del cielo stellato può diventare un terreno di cooperazione internazionale, dove scienza, ambiente e cultura convergono verso un obiettivo comune: restituire alle future generazioni il diritto di osservare un cielo davvero buio.