È iniziata con una grande presenza di partecipanti iscritti, l’Assemblea del Cospar Edizione 2026. Presso la suggestiva sede della Fortezza da Basso, una splendida struttura multipiano all’interno di ampi giardini in pieno centro a Firenze, il Congresso-Assemblea è stato inaugurato nella prima giornata di lavori del 3 agosto, con un convegno-spettacolo alla presenza di 1100 spettatori nella gigantesca Sala congressi della Fortezza fiorentina.
Tecnologia protagonista con rover lunari e marziani
All’interno dei padiglioni, che si aprono con lo stand dell’Inaf (Istituto nazionale di astrofisica), principale organizzatore del Cospar 2026, sono presenti gli stand di aziende, startup, agenzie spaziali. Compresa quella degli Emirati Arabi, che rappresenta una delle principali attrazioni, con un modello in scala del rover Rashid. È il veicolo a quattro ruote che l’agenzia spaziale emiratina ha già inviato sulla Luna nel 2022 con la missione Hakuto-R, lanciata da Cape Canaveral con un razzo Falcon 9.

Taglia piccola, ma performante e con un grande concentrato di tecnologia avanzata, Rashid 1 ha funzionato per molte settimane testando le tecniche dei successivi rover: “Il prossimo, Rashid 2 – ci dicono i rappresentanti dell’agenzia spaziale Mohammed bin Rashid Space Centre – lo lanceremo entro la fine di quest’anno con la missione commerciale americana di FireFly Aerospace”. Confermando la scelta di passare al lander privato statunitense, dopo che inizialmente lo si voleva inviare sulla Luna con la sonda cinese Chang’e 7. E intanto, confermano, si lavora al Rashid 3, versione più grande che rientrerà nella flotta di rover per il Programma Artemis.
E nello stand dell’Esa (Agenzia spaziale europea) spicca, sempre in scala 1:1, un prototipo del rover di ExoMars, la missione che verrà lanciata nell’autunno del 2028 verso Marte. Il prototipo è identico a quello battezzato Amalia, che si trova a Torino presso il Centro Spaziale di Altec, per i test sul terreno simil-marziano riprodotto fedelmente.
Allo stand dell’Asi (Agenzia spaziale italiana) sono illustrate alcune tra le molte missioni scientifiche, compreso il Programma Limadou, di collaborazione tra Asi e Agenzia spaziale cinese per lo sviluppo di due satelliti, lanciati rispettivamente nel 2018 e nel 2025 (entrambi operativi nello spazio), per lo studio delle proprietà geofisiche dallo spazio in interazione con la Terra.
Vi partecipano anche l’Inaf, l’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) e molte università italiane che ne realizzano strumentazione, analisi dei dati e studi dell’ambiente elettromagnetico che interagisce con la Terra. Ed è in programma un futuro satellite numero 3, oltre a suggestivi studi che potrebbero, se non prevedere, perlomeno comprendere molto di più su ciò che capita prima dell’arrivo di un terremoto.
D’altra parte, la presenza di partecipanti da paesi asiatici, al Cospar 2026, è molto forte, con almeno il 25 per cento del totale di esperti da Giappone, Cina, Taiwan, India.
Salvaguardia del cielo, in un forum con autorità del settore spazio
Nella seconda giornata dell’Assemblea Cospar 2026 a Firenze, i vertici delle principali agenzie spaziali si sono incontrati per discutere del futuro dell’esplorazione spaziale. Ne hanno parlato in un panel dedicato, molti esperti, compresi il presidente dell’Inaf, Roberto Ragazzoni, e il direttore della Divisione spazio di Leonardo, Massimo Comparini. Tra i punti salienti: una forte spinta alla salvaguardia dei nostri cieli notturni dalle mega-costellazioni satellitari, svolte ingegneristiche che aprono la strada agli osservatori verso mondi abitabili e nuove preoccupazioni su come i lanci dei vettori e la caduta dei detriti spaziali stiano alterando la chimica dell’atmosfera terrestre.
La rapida crescita delle costellazioni satellitari commerciali sta minacciando l’astronomia da terra. Se non gestiti, migliaia di nuovi satelliti causeranno un grave inquinamento ottico e interferenze radio, ostacolando le osservazioni dell’Universo.
Dalla storica prima rilevazione delle onde gravitazionali, i massicci flussi di dati provenienti dalle collisioni cosmiche hanno superato i supercomputer tradizionali. Ora, una nuova ondata di scoperte che combina Deep Learning, algoritmi quantistici e intelligenza artificiale basata sulle leggi della fisica (Physics-Informed AI), sta trasformando il modo in cui ascoltiamo l’Universo. Gli scienziati possono ora “ripulire” i dati “rumorosi”, rilevare le increspature dello spazio-tempo in tempo reale e mappare le fusioni di buchi neri più velocemente che mai. Ma questo balzo tecnologico porta un beneficio inaspettato alla Terra: sostituendo i calcoli ad alto consumo energetico con l’intelligenza artificiale e con architetture quantistiche ultra-efficienti, i ricercatori stanno riducendo drasticamente l’impronta ecologica dei big data nell’astrofisica. Questa rivoluzione dimostra che svelare i segreti più profondi del cosmo può andare di pari passo con una scienza sostenibile.
Satelliti e astronavi pulite
Anche il più piccolo granello di polvere o di vapore molecolare può accecare un telescopio spaziale da miliardi di dollari. Per affrontare questa sfida, i ricercatori hanno introdotto Camlab, una microbilancia a cristalli di quarzo di nuova generazione, progettata per rilevare la contaminazione microscopica in condizioni di vuoto con precisione estrema, fino a nanogrammi.
In grado di operare nel freddo dello spazio profondo (fino a −150 °C), Camlab è dotato di micro-riscaldatori integrati e sensori di superficie diretti che riducono drasticamente il consumo energetico, offrendo al contempo un controllo termico senza pari.
Garantendo che i materiali spaziali non rilascino gas in grado di danneggiare i sensori o le lenti delle fotocamere più sensibili, questo strumento innovativo a basso consumo energetico rappresenta una linea di difesa fondamentale per il futuro dell’esplorazione spaziale e per l’affidabilità dei satelliti.
Lanci spaziali e rifiuti che cadono dallo spazio: minaccia emergente per la stratosfera?
Il boom dell’attività spaziale globale sta lasciando un residuo inaspettato ad altissima quota sopra le nostre teste. Un nuovo studio rivela che l’enorme volume di satelliti che vaporizzano al rientro nell’atmosfera deposita ormai nella stratosfera più alluminio di tutta la polvere cosmica naturale messa insieme. Analizzando quattro decenni di campioni di aerosol ad alta quota raccolti dalla Nasa, insieme a modelli di ablazione al rientro e a dati sui lanci spaziali, i ricercatori hanno mappato la crescente concentrazione di metalli di origine spaziale — come alluminio, titanio e rame — che si accumulano nell’atmosfera superiore. Con il lancio previsto di altre migliaia di satelliti nei prossimi anni, lo studio fornisce agli scienziati dell’atmosfera un quadro di riferimento fondamentale per quantificare in che modo questa artificiale “polvere spaziale” e i gas di scarico dei razzi potrebbero alterare i modelli climatici globali e il recupero dello strato di ozono. Il Cospar 2026 di Firenze proseguirà fino al prossimo 8 agosto, e vi terremo aggiornati su novità e iniziative che verranno presentate nei prossimi giorni.