UN PALLONE DA CALCIO NELLO SPAZIO

Il telescopio spaziale James Webb ha trovato una struttura di buckyball in una nebulosa planetaria

by Piero Stroppa

Mentre si stanno svolgendo i Mondiali di calcio, c’è chi trova un pallone da calcio anche nello spazio.
Con la forma che ricalca perfettamente l’alternanza di 20 esagoni e 12 pentagoni di un pallone da calcio, la molecola del fullerene C60 (formata da 60 atomi di carbonio) è una fra le più affascinanti in natura, pur essendo una componente della fuliggine.
Nello spazio si può incontrare il buckminsterfullerene (nome completo della molecola, abbreviato in buckyball) in luoghi suggestivi come la nebulosa planetaria Tc-1, nella costellazione dell’Altare, qui ripresa dallo strumento Miri del telescopio spaziale James Webb e rappresentata in “colori codificati“.
I toni blu rappresentano il gas più caldo, alle lunghezze d’onda più corte del medio infrarosso; i toni rossi indicano invece il materiale più freddo, a lunghezze d’onda più lunghe.
Predette teoricamente alla fine degli anni Sessanta e sintetizzate per la prima volta a metà degli anni Ottanta, nel 2010 le buckyball sono state avvistate per la prima volta anche nello spazio, quando il telescopio spaziale Spitzer della Nasa ne rilevò la firma spettrale proprio all’interno di Tc-1, sempre grazie all’astrofisico Jan Cami, professore alla Western University, in Canada.
La spettroscopia a campo integrale del Webb ha rivelato che le buckyball sono concentrate in un sottile guscio sferico che circonda la stella centrale. Proprio la forma tridimensionale delle molecole stesse: le buckyball sono disposte come se fossero un’unica, gigantesca buckyball!.
Il motivo di questa distribuzione ancora non è chiaro, così come non c’è al momento spiegazione per la struttura che ricorda vagamente un punto interrogativo capovolto, visibile al centro dell’immagine prodotta dal Webb.
«Ci siamo impegnati moltissimo nell’analisi dei dati, perché avevamo tantissime domande sulle buckyball e sull’ambiente che le circonda. Dopo tanto tempo, pensavamo finalmente di iniziare a intravedere alcune risposte, ma la nebulosa ci ha sbattuto in faccia un gigantesco punto di domanda. L’universo ha un senso dell’umorismo crudele», conclude un dottorando del team, Simon Van Schuylenbergh.

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