WD 1856 B, L’ESOPIANETA SOPRAVVISSUTO ALLA MORTE DELLA SUA STELLA

Potrebbe somigliare ai “resti” del Sistema solare quando la nostra stella sarà una nana bianca

by Piero Stroppa

Tra circa cinque miliardi di anni il Sole esaurirà l’idrogeno nel proprio nucleo e si espanderà fino a raggiungere dimensioni oltre cento volte superiori a quelle attuali, trasformandosi in una gigante rossa. In seguito, espellerà i suoi strati esterni e terminerà la propria evoluzione come nana bianca.

Mercurio, Venere e probabilmente anche la Terra saranno distrutti già durante la fase di gigante rossa. Il destino dei pianeti più esterni, in particolare dei giganti gassosi, resta invece poco chiaro. Giove, Saturno e Nettuno potrebbero sopravvivere. Ma come?

Qualche indizio si potrebbe avere osservando l’esopianeta Wd 1856 b in orbita attorno a una nana bianca distante circa 80 anni luce dalla Terra. Ci hanno provato i ricercatori dell’Università di St Andrews, in Scozia, usando il telescopio spaziale James Webb.

Sette volte più grande della sua stella

Wd 1856 b è grande circa quanto Giove, e dalla Terra viene visto transitare davanti alla sua stella “morta”. È stato scoperto nel 2020 grazie alle osservazioni del Transiting Exoplanet Survey Satellite e del telescopio spaziale Spitzer.

Questo pianeta è davvero fuori dal comune: dato che la nana bianca attorno a cui orbita ha circa le dimensioni della Terra, Wd 1856 b è sette volte più grande della sua stella. Ciò che rende Wd 1856 b così insolito è la sua orbita estremamente ravvicinata: il pianeta si trova a una distanza dalla propria stella circa cinquanta volte inferiore rispetto a quella che separa la Terra dal Sole.

Si tratta del primo pianeta osservato in un’orbita così stretta attorno a una nana bianca. Se si fosse trovato a quella distanza prima della morte della stella, sarebbe stato inevitabilmente distrutto durante la fase di gigante rossa. Rimane quindi l’interrogativo su come abbia fatto a sopravvivere al destino della sua stella e a raggiungere la posizione attuale.

Il pianeta è stato osservato con il Webb durante un transito radente, in cui soltanto il bordo superiore del pianeta ha attraversato parzialmente il disco della stella. Una configurazione in grado di fornire informazioni uniche sulla massa del pianeta, stimata tra 4 e 11 volte quella di Giove, e sulla sua temperatura. Inoltre, la luce stellare filtrata attraverso l’atmosfera del pianeta ha permesso di ricavare informazioni sulla sua composizione chimica. Durante il transito, parte della luce della stella viene oscurata dal pianeta, ma la radiazione infrarossa viene attenuata in misura minore rispetto alle altre lunghezze d’onda. Questa differenza è dovuta alla radiazione infrarossa emessa direttamente dal pianeta a causa del proprio calore. I dati indicano che Wd 1856 b ha una temperatura di circa 126 gradi centigradi, circa 240 gradi più elevata di quanto ci si aspetterebbe se la sua unica fonte di energia fosse la debole luce della nana bianca. Ed è proprio questa stranezza ad aver offerto un indizio chiave sulla storia del pianeta.

Un pianeta migrante

Esistono due ipotesi principali. La prima è che il pianeta sia stato inglobato dalla stella durante la sua fase finale di gigante rossa e sia riuscito incredibilmente a sopravvivere. La seconda è che la sua migrazione sia stata causata dall’influenza gravitazionale di altri oggetti presenti nel sistema.

La nana bianca, infatti, appartiene a un sistema triplo e le stelle compagne più esterne potrebbero aver modificato l’orbita del pianeta. La situazione attuale del pianeta e del sistema in generale non contempla alcuna fonte di energia in grado di mantenere una temperatura così elevata, pertanto il calore osservato deve essere il residuo di un intenso riscaldamento avvenuto in passato. Il fenomeno avvenne con molta probabilità tra 3 e 5,5 miliardi di anni dopo l’evoluzione della stella in nana bianca. Il pianeta, dunque, inizialmente orbitava a una distanza sufficientemente ampia da sopravvivere alla fase di gigante rossa, per poi migrare successivamente verso la sua orbita attuale.

Durante la migrazione verso l’interno, l’interazione con l’intenso campo gravitazionale della nana bianca ha riscaldato il pianeta, che da allora continua lentamente a raffreddarsi.

Quanto alla composizione chimica dell’atmosfera, lo spettro in trasmissione ha mostrato firme spettrali di minuscole particelle di nube e di idrocarburi, molto probabilmente metano. È la prima volta che si riesce a studiare l’atmosfera di un pianeta in transito davanti a una stella ormai morta.

Siamo abituati a usare i telescopi per guardare indietro nel tempo. Questa è invece la prima volta che possiamo guardare avanti e immaginare ciò che potrebbe accadere ai pianeti esterni attorno al residuo di una stella simile al Sole. È come utilizzare una macchina del tempo per osservare il futuro lontano del Sistema solare.

You may also like

Assistant AI
Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00