UN’ARACHIDE CELESTE CHE GIRA COME UN TROTTOLA

L'originale asteroide Donaldjohanson avvicinato dalla sonda Lucy

by Piero Stroppa

Programmato come una prova generale in vista della futura esplorazione degli “asteroidi troiani” di Giove, il passaggio della sonda Lucy della Nasa a 1050 chilometri dal corpo celeste, ha permesso di ricostruire parte dell’evoluzione di Donaldjohanson.

Le osservazioni seguite durante il passaggio dell’anno scorso ma pubblicate solo recentemente, hanno confermato che l’asteroide possiede una caratteristica forma bilobata, come una arachide. Probabilmente, dovuta a una collisione avvenuta 155 milioni di anni fa, in seguito alla quale due frammenti principali sarebbero rimasti gravitazionalmente legati fino a unirsi lentamente, per formare l’oggetto che osserviamo oggi.

Donaldjohanson si distingue anche per la sua rotazione su più assi, diversa da quella della maggior parte degli asteroidi. Compie una rotazione completa ogni 10,5 giorni terrestri, ma allo stesso tempo oscilla avanti e indietro, seguendo una seconda periodicità di circa 26,5 giorni.

La superficie è ricca di rilievi e crateri, molti dei quali meno definiti del previsto. Secondo i ricercatori, questo aspetto sarebbe legato al progressivo rallentamento della rotazione dell’asteroide, che in passato era dieci volte più veloce di quella attuale. Con il passare del tempo, è cambiato l’equilibrio tra gravità e forza centrifuga, producendo uno scivolamento di materiale roccioso lungo i pendii che ha modificato il paesaggio superficiale.

La presenza di minerali argillosi ricchi di ferro suggerisce poi che l’oggetto celeste o il corpo progenitore da cui deriva abbiano avuto un contatto con l’acqua in un lontano passato, anche se per meno tempo di altri asteroidi, come Bennu e Ryugu, rispettivamente obiettivi della missione di ritorno campioni Osiris-Rex della Nasa e Hayabusa-2 della Jaxa.

Donaldjohanson è molto più giovane di questi asteroidi, che risalgono a un periodo compreso tra uno e due miliardi di anni fa. Ed è rimasto nella fascia principale degli asteroidi fin dalla sua formazione, senza intraprendere le migrazioni che hanno portato i suoi cugini più anziani verso regioni più interne del Sistema solare, dove seguono orbite che li avvicinano periodicamente alla Terra, caratteristica che li ha resi obiettivi ideali per le missioni di raccolta e ritorno di campioni.

Dopo il successo di questo incontro, Lucy sta già proseguendo il suo viaggio verso Giove, con il flyby dell’asteroide Eurybates previsto per il 12 agosto 2027.

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