NESSUNA TECNOFIRMA SU 3I/ATLAS

Il Seti Institute blinda la natura cometaria dell'oggetto interstellare

by Antonio Pasqua

Il monitoraggio dei corpi celesti provenienti dall’esterno del Sistema solare si arricchisce di un nuovo, importante capitolo che unisce l’astrofisica classica alla ricerca di intelligenza extraterrestre. Al centro dei riflettori è finito 3I/Atlas, il terzo oggetto interstellare ufficialmente identificato dall’umanità dopo i celebri passaggi di 1I/’Oumuamua e 2I/Borisov.

Individuato originariamente nel luglio del 2025, questo raro frammento cosmico rappresenta una preziosa finestra sulle dinamiche di formazione dei sistemi planetari extrasolari. Tuttavia, la sua traiettoria iperbolica ha spinto i ricercatori a vagliare anche le ipotesi più esotiche, inclusa la remota possibilità che potesse trattarsi di un manufatto tecnologico orbitante.

Gli scienziati del Seti Institute (Search of Extraterrestrial Intelligence) hanno sfruttato la flessibilità dell’Allen Telescope Array (Ata) situato presso lo Hat Creek Radio Observatory in California, per effettuare uno screening ad alta precisione del misterioso “visitatore cosmico”. I ricercatori hanno condotto oltre sette ore di sessioni osservative continue, setacciando uno spettro radio estremamente esteso compreso tra 1 e 9 gigahertz, un range ideale per isolare eventuali segnali a banda stretta di matrice non naturale.

La complessa architettura di analisi ha inizialmente intercettato un’enorme mole di dati, quantificabile in circa 74 milioni di impulsi radio. Attraverso un rigoroso processo di filtraggio finalizzato a escludere il rumore di fondo e le interferenze antropiche, gli astronomi hanno isolato circa duecento segnali geometricamente compatibili con lo spostamento angolare di 3I/Atlas. Una successiva e meticolosa analisi ha però ricondotto ciascuna di queste frequenze a sorgenti terrestri o alla flotta di satelliti in orbita geocentrica, decretando il definitivo esito negativo nella ricerca di “tecnofirme” attive.

Come evidenziato dalla prima autrice dello studio, Sofia Sheikh, comprendere a fondo la distribuzione e le proprietà dei corpi minori interstellari è un passo fondamentale. Sebbene 3I/Atlas abbia confermato in tutto e per tutto la sua natura di cometa incontaminata, la capacità del network terrestre di attivare le antenne dell’Ata a meno di ventiquattro ore dall’annuncio della scoperta dimostra una prontezza operativa senza precedenti. Questa rapida risposta tecnologica traccia la strada per i futuri programmi di intercettazione di anomalie nello spazio profondo, consolidando l’efficacia dei nostri attuali strumenti di indagine.

In figura, L’Allen Telescope Array presso l’Osservatorio Radio di Hat Creek (Seth Shostak/Seti Institute).

 

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