Il delta fluviale di Jezero

by Piero Stroppa

È stato creato circa 4 miliardi di anni fa dalla caduta di un asteroide sulla superficie di Marte e poi ha ospitato un fiume e un lago, successivamente evaporati, ma di cui sono rimaste tracce nel letto roccioso: è il cratere Jezero, il sito dove il 18 febbraio 2021 si è posato il rover Perseverance della Nasa. L’area in questione era stata scelta dal team scientifico del rover proprio per la presenza di materiale riconducibile all’acqua, composto-chiave per la ricerca di eventuali segni di una passata vita microbica sul Pianeta rosso.

Perseverance ha ormai superato i mille sol (giorni marziani) di attività su Martel e ha completato recentemente l’esplorazione dell’antico delta fluviale del cratere. Questa struttura, secondo gli scienziati, sostiene l’ipotesi che un lago riempisse un tempo la depressione di Jezero. I laghi – spiegano i ricercatori – sono ambienti potenzialmente abitabili, e le rocce dei delta fluviali costituiscono di solito una preziosa miniera di informazioni, perché sono in grado di mantenere le tracce di antiche forme di vita in forma fossile.

Come un vero e proprio detective, Perseverance è andato a caccia di indizi all’interno di Jezero, raccogliendo 23 campioni, dopo aver effettuato delle analisi preliminari su quali fossero i migliori da prelevare. Un’attività condotta con lo strumento Pixl (Planetary Instrument for X-ray Lithochemistry).

Con i dati ottenuti dal rover, il team della missione ha appurato che il fondo del cratere è costituito da rocce ignee, formate o dal magma sotterraneo oppure dall’attività vulcanica di superficie. Successivamente, sono state individuate argilliti e arenarie, tipi di roccia che evidenziano l’arrivo dell’acqua nel bacino. Infine, è stata riscontrata la presenza di argilliti piuttosto ricche di sali, un segnale dell’evaporazione del lago che – alla sua massima estensione – doveva avere un diametro di circa 35 chilometri e una profondità di 30 metri.

Ecco come doveva apparire Jezero quando era un lago

I campioni che Perseverance ha raccolto hanno le dimensioni di un gessetto e ora si trovano custoditi in appositi contenitori di forma cilindrica, che il rover sta depositando sulla superficie marziana. Questi tubi saranno oggetto di un’ambiziosa missione di sample return che la Nasa e l’Esa stanno sviluppando insieme per andarli a recuperare e portarli sulla Terra per poter eseguire delle analisi più approfondite.

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