Piovono polpette su Giove

Esiste, un fatto curioso che succede su Giove. Tempo fa gli astronomi avevano notato una distribuzione irregolare di ammoniaca fra le sue densissime nubi e dei deboli lampi e fulmini nelle regioni in cui le temperature scendevano al di sotto di -66 °C.

by Marco Sergio Erculiani

Esiste, un fatto curioso che succede su Giove. Tempo fa gli astronomi avevano notato una distribuzione irregolare di ammoniaca fra le sue densissime nubi e dei deboli lampi e fulmini nelle regioni in cui le temperature scendevano al di sotto di -66 °C.

La scoperta era stata fatta grazie alla sonda Juno e delle incredibili riprese fatte dei violenti temporali su Giove. Dal momento che i lampi richiedono la presenza di un liquido per innescarsi e l’acqua a quella temperature è solida, va da sé che era necessario un liquido differente. Questo inizialmente spiazzò gli astronomi. Però pensate: cosa succede se l’acqua viene miscelata con antigelo? Non è forse vero che la temperatura di congelamento scende?

Partendo da questa ipotesi, Tristan Guillot della Côte d’Azur University ha proposto che l’ammoniaca potesse fungere da antigelo e, mescolata con l’acqua, potesse rimanere se non liquide, almeno sotto forma di poltiglia. Questo potrebbe consentire la formazione di fulmini. L’ammoniaca è un ottimo antigelo. Una parte di ammoniaca in due parti di acqua può mantenere la soluzione liquida fino a -100 °C e l’atmosfera di Giove contiene abbastanza ammoniaca per formare una tale miscela, producendo palle di poltiglia che cadono su Giove come la grandine cade sulla Terra. Ma come si formano queste palle di poltiglia?

Il ghiaccio d’acqua cristallizza in alto nell’atmosfera di Giove, ma diventa granita congelata mentre incorpora ammoniaca durante la discesa (Nasa / Jplcaltech / Swri / Cnrs).

La formazione delle polpette

Più o meno succede questo: quando il ghiaccio d’acqua cristallizza nell’alta nell’atmosfera e inizia a scivolare verso il basso, l’ammoniaca inizia a mescolarsi con esso e il suo effetto antigelo scioglie l’acqua mentre allo stesso tempo, le regioni esterne, man mano che il ghiaccio cristallizza, si dotano di un solido guscio che si ispessisce man mano che la palla di poltiglia cade sempre più in profondità. Queste masse possono raggiungere un chilogrammo o più prima che evaporino, spostando negli strati bassi dell’atmosfera l’ammoniaca e portandola nella calma regione equatoriale di Giove, dove ci sono meno tempeste.

Recenti osservazioni infrarosse e radio hanno dimostrato che l’ammoniaca è relativamente rara su Urano e Nettuno rispetto ad altre piccole molecole che si pensa fossero presenti nel Sistema solare primordiale, quando quei pianeti si sono formati. Le palle di poltiglia potrebbero spiegare questo fenomeno anche su tali pianeti, dove le temperature più fredde delle atmosfere di Urano e Nettuno favoriscono l’effetto antigelo dell’ammoniaca, facendo apparire scarsa la preziosa molecola. Quello che potrebbe differire tra Urano e Nettuno è la frequenza e la forza delle tempeste. Questo avrebbe influenza diretta sulla quantità di ammoniaca visibile. Tempeste più abbondanti tirerebbero verso il basso più ammoniaca.

Si cercano alternative

Sebbene non ci siano ancora prove di questa teoria, per ora non esiste nessuna alternativa alle palle di poltiglia per spiegare la distribuzione dell’ammoniaca su Giove, mentre nel caso di Urano e Nettuno i dati ammettono alternative. Solo andare fisicamente lì potrà dipanare il mistero e sondare in profondità queste atmosfere giganti di ghiaccio.

Le palle di poltiglia in inglese vengono chiamate mushballs. Chissà se creeranno anche un Fldsmdmr (Flint Lockwood Diatonic Super Mutating Dynamic Mushball Replicator), proprio come nel film Piovono polpette.

 

You may also like

Are you sure want to unlock this post?
Unlock left : 0
Are you sure want to cancel subscription?
-
00:00
00:00
Update Required Flash plugin
-
00:00
00:00