SpIRIT a caccia di fuochi d’artificio cosmici

primo satellite dell’Agenzia spaziale australiana, realizzato con il contributo dell’ASI

La moda dei mini-satelliti o nano-satelliti, che ormai sono in grado di svolgere (quasi) tutte le operazioni dei satelliti più grandi (ma che comunque quasi sempre necessitano di “costellazioni” o “reti”), dai servizi applicativi terrestri si sposta anche verso la scienza spaziale. Ne è la conferma il nanosatellite SpIRIT, primo satellite dell’Agenzia spaziale australiana realizzato con il contributo dell’Agenzia spaziale italiana (Asi).                                                              

SpIRIT (Space Industry Responsive Intelligent Thermal) è stato lanciato dalla base di Vandenberg in California, negli Stati Uniti, utilizzando un vettore Falcon 9 di SpaceX. Il decollo è avvenuto quando in Italia erano le 19:43 del 1° dicembre 2023, e ora il nanosatellite si trova su di un’orbita polare, 513 km sopra la Terra.

SpIRIT è il primo satellite australiano a portare uno strumento scientifico fornito da una agenzia straniera; si tratta di Hermes, un rilevatore di raggi X dell’Asi, che avrà il compito di individuare i lampi di raggi gamma che si creano quando le stelle muoiono o si scontrano e per un momento emettono più energia di un’intera galassia.

SpIRIT è il primo di una costellazione di sette nanosatelliti chiamata Hermes Scientific Pathfinder Constellation che, quando completata dagli elementi in sviluppo da parte dell’Agenzia spaziale italiana, sarà alla ricerca di questi “fuochi d’artificio” cosmici.

Il nanosatellite è stato sviluppato da un consorzio guidato dall’Università di Melbourne e dall’Asi, composto da Inovor Technologies, Neumann Space, Sitael Australia e Nova Systems in Australia, nonché dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Fondazione Bruno Kessler, Università di Tubinga e i loro partner per lo sviluppo del carico utile Hermes. L’Agenzia spaziale australiana ha sostenuto il progetto con finanziamenti di quasi 7 milioni di dollari australiani.

Dopo i controlli iniziali e la comunicazione con la stazione terrestre di Nova Systems a Peterborough, nell’Australia meridionale, nelle prossime settimane il nanosatellite pesante 11,5 kg, che utilizza il popolare standard CubeSat, dispiegherà i pannelli solari e i radiatori termici lunghi quasi un metro. I pannelli solari alimenteranno gli strumenti scientifici, le fotocamere, i sistemi di guida, le antenne di comunicazione, il computer di bordo con capacità di intelligenza artificiale e un sistema di propulsione elettrica.

SpIRIT è progettato per volare in orbita terrestre bassa per due anni in un’orbita polare sincrona con il Sole, lungo cui il satellite viaggia da nord a sud sopra i poli ed è orientato in modo da essere sempre rivolto verso la nostra stella con un angolo quasi costante. Dopo il lancio, il team trascorrerà circa quattro mesi testando e mettendo in funzione il nanosatellite nelle condizioni estreme dello spazio prima di iniziare le operazioni scientifiche. SpIRIT passerà quindi a una fase operativa completa per indagare i misteri del cosmo attraverso la cooperazione scientifica internazionale e per misurare le prestazioni a lungo termine della tecnologia spaziale di fabbricazione australiana. Una volta completata la sua missione, SpIRIT verrà messo in “modalità sicura” bruciando al rientro nell’atmosfera.

“Il recente lancio del nanosatellite SpIRIT è stato un momento di gioia e di festa in Italia – commenta Teodoro Valente, Presidente dell’Asi –  poiché rappresenta una collaborazione di successo tra Asi e i nostri partner in Australia, dall’altra parte del mondo. Collaborazione che presto si arricchirà di nuove iniziative legate anche al tema del rilevamento e monitoraggio di oggetti spaziali Near Earth. Siamo grati per questa opportunità di collaborazione che ha permesso al primo dei nostri rilevatori Hermes di volare. Raccoglierà dati scientifici utili e ci aspettiamo di imparare molto durante il suo funzionamento in orbita. Presto arriverà anche la costellazione Hermes dell’Asi”.

“SpIRIT esemplifica la crescente capacità del settore spaziale australiano nella progettazione e produzione di veicoli spaziali intelligenti e la sua maturità nel collaborare con partner internazionali – aggiunge Enrico Palermo, a capo dell’agenzia spaziale australiana –  La missione SpIRIT, in collaborazione con l’Asi, dimostra la capacità dell’Australia di supportare missioni spaziali scientifiche che migliorano la comprensione dellUniverso, facendo avanzare al contempo le competenze tecnologiche critiche in settori quali la produzione avanzata e l’intelligenza artificiale”.

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