Secondo le teorie più accreditate, i little red dots (“puntini rossi”), oggetti dalla forma compatta e colore rossastro, sarebbero alimentati da buchi neri supermassicci che stanno ingurgitando materia. L’Universo è pieno di questi buchi neri. Ma quel che accade dentro i little red dots ha delle caratteristiche peculiari.
Uno spettro ottenuto con 80 ore di posa dal NirSpec del telescopio spaziale James Webb ha aiutato a decifrare l’enigma. Lo spettro in questione appartiene a Glimpse-17775, un puntino rosso situato a 12 miliardi di anni luce, dietro l’ammasso di galassie Abell S1063, che ne ha amplificato la luce grazie al lensing gravitazionale.
Lo spettro ha rivelato che Glimpse-17775 è una black hole star (“stella buco nero”), un buco nero imbozzolato in un nugolo di gas molto denso e parzialmente ionizzato che ricorda gli strati più esterni delle stelle. Il modello di “stella buco nero” sarebbe in grado di spiegare perché i little red dots non emettono raggi X. Questa radiazione verrebbe infatti assorbita dal bozzolo di gas che li circonda.
Il buco nero di Glimpse-17775 ha una massa pari a 5 milioni di soli. Rimane da scoprire che cosa alimenta i “motori centrali” di questi piccoli punti rossi. Anche se pensiamo che sia un buco nero, ci sono altre teorie interessanti che vengono proposte, il che è entusiasmante.
In figura, l’ammasso di galassie Abell S1063 ripreso dal Webb. Il puntino rosso Glimpse-17775 è visibile nel riquadro arancione in basso. Uno zoom è mostrato nel riquadro in alto a destra (Nasa/Esa/Csa/V. Kokorev/A. Pagan).