Buone notizie da Juice in viaggio verso Giove

by Antonio Lo Campo

Dopo alcuni giorni di ansia, finalmente la buona notizia. Il problema tecnico ad una delle antenne principali della sonda Juice, che dallo scorso aprile è in viaggio con destinazione Giove e le sue lune, è risolto. La speranza c’era, e gli ingegneri dell’Esa si erano subito messi al lavoro sui software del veicolo spaziale per tentare di risistemare le cose. E il problema riguardava un apparato di grande importanza, cioè l’antenna dello strumento dalla sigla Rime, poiché uno di quelli che dovranno trasmettere a terra la mole di informazioni che Juice raccoglierà durante l’esplorazione delle lune ghiacciate di Gi0ve. Grazie a Rime, la sonda spaziale potrà studiare cosa si nasconde sotto il ghiaccio delle lune gioviane fino a una profondità di 9 chilometri.

Rime non era dispiegata correttamente

Rimeè il nome dell’antenna, realizzata come fosse a dipolo (quindi che si apre in due o più sezioni), le cui iniziali stanno per Radar for Icy Moons Exploration, unRadar per l’Esplorazione delle Lune Ghiacciate, che verrà utilizzato per sondare sotto le croste ghiacciate delle lune gioviane. Due settimane fa, da terra arrivava la conferma che non si era dispiegata correttamente. Un problema serio che avrebbe potuto compromettere una parte importante dei dati scientifici che la sonda spaziale avrebbe potuto raccogliere. Secondo quanto riportate dall’ESA, le operazioni pianificate nelle scorse settimane hanno portato l’antenna Rime ad aprirsi correttamente nella sua estensione di ben 16 metri (dovendo essere ripiegata durante il lancio e nelle prime fasi della missione per questioni di spazio). Quest’antenna era ripiegata in più segmenti, ma solamente quelli iniziali si erano correttamente disposti quando gli ingegneri avevano dato il comando dal centro di controllo. Il problema principale sembrava essere legato a un perno che non era correttamente rilasciato bloccando una parte dell’antenna. Le prime prove per cambiare la situazione hanno previsto l’accensione dei propulsori e l’esposizione del lato “incriminato” alla luce del Sole. La prima operazione ha prodotto alcune vibrazioni mentre la seconda a riscaldare le superfici. Nonostante alcuni segni di movimento la situazione rimaneva critica.

La lezione della sonda Galileo

A sbloccare l’antenna Rime è servita l’attivazione di un attuatore non esplosivo che era situato proprio nella zona della staffa che bloccava il rilascio. Le vibrazioni prodotte hanno mosso il perno di quei pochi millimetri necessari a sbloccare l’antenna portandola nella posizione corretta. Un’ultima parte dell’antenna era ancora chiusa ma è stata estesa con l’attivazione di un altro attuatore. Un problema simile era capitato anche in un’altra importante e celebre missione destinata a Giove, quella della sonda della Nasa Galileo, lanciata con uno Shuttle nell’ottobre 1989, e che esplorò il gigante gassoso fino al 1995. Missione a cui collaborò, dal lato scientifico, anche la stessa Esa. La grande antenna ad alto guadagno, progettata per inviare a Terra la grande quantità di dati generata dagli strumenti della sonda, rifiutò di aprirsi e i tentativi, durati mesi, furono tutti vani. La causa fu attribuita al disseccamento del lubrificante dei meccanismi di apertura dell’antenna, avvenuta durante gli anni in cui la sonda rimase in un deposito in attesa di essere lanciata (il lancio originale era previsto per il 1986). Si dovette quindi far fronte alla situazione utilizzando la sola antenna a basso guadagno, che era molto piccola e permetteva un flusso di poche decine di bit al secondo. Il problema fu risolto mediante nuovi algoritmi di compressione, che permisero di impacchettare i dati in meno spazio. Inoltre, una certa percentuale dei dati previsti fu tagliata. Le immagini, che occupano un’enorme quantità di spazio, subirono i tagli maggiori. Quindi, anche in quell’occasione (ma da Pasadena) il team di terra si mise al lavoro 24 ore su 24 per risolvere il problema. E la missione, come tutti ricordano, fu un grande successo.

I misteri ancora irrisolti delle lune ghiacciate di Giove

D’altra parte la missione di Juice, tutta europea, e lanciata con un razzo Ariane 5, è del tutto unica come obiettivi scientifici. E l’apparato Rime è fondamentale, appunto, per la tipologia di studi ed esplorazione che il veicolo spaziale automatico europeo dovrà effettuare. E che, comunque, derivano pur sempre dalle scoperte fatte dalla storica Galileo. E chissà che i mari sotterranei non rivelino quelle sorprese, che tutti gli scienziati, soprattutto esobiologi, si attendono”. Una missione quindi dedicata anche ricerca di forme di vita elementare, o biologica, su altri corpi celesti. Juice infatti, potrà fornire informazioni essenziali sull’abitabilità di questi mondi, e quindi sulla possibilità che l’ambiente sia in grado di sostenere la vita. “Sappiamo che vi è una notevole quantità di sali in questi oceani” – precisa Giuseppe Piccioni, astrofisico Inaf del team scientifico di Juice – “e la speranza è di avere conferma di molecole organiche. Si pensa, anche se non vi è ancora diretta prova, che in questi mari abbiano nei loro fondali delle sorgenti idrotermali, simili a quelle terrestri. E anche sulla Terra nei pressi di sorgenti idrotermali vi sono forme biologiche di vita”.

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