Juice è in viaggio verso Giove      

by Antonio Lo Campo

“Siamo pronti per una missione europea, con molta scienza e tecnologia italiana, che potrebbe svelarci molti segreti delle lune di Giove. Nella speranza di trovare forme di vita”.  Giuseppe Piccioni è un astrofisico dell’Inaf  (Istituto Nazionale di AstroFisica), con grande esperienza nell’ambito delle esplorazioni spaziali, che lo hanno visto prendere parte, come scienziato, ad altre importanti missioni europee, come la Venus Express, prima sonda europea che ha raggiunto, e con successo, Venere. Il lancio della sonda Juiceè avvenuto regolarmente, dopo il rinvio di ieri a causa di un temporale e fulmini in prossimità di Kourou.   

Il distacco dalla piattaforma Ela.3 della base della Guyana, alle 14,14 (ora italiana) di oggi, ha segnato anche il successo del penultimo Ariane 5 in programma dal consorzio Arianespace.   

Il lancio

Ariane 5 dopo avere acceso il suo motore principale, del primo stadio, a propellenti liquidi, e i due potenti booster laterali a combustibile solido (in buona parte realizzati da Avio a Colleferro), è balzato nel cielo sopra l’Atlantico e dopo un minuto ha infranto il muro del suono (1140 chilometri orari).   Due minuti e mezzo dopo il distacco da terra, si sono sganciati i due booster laterali, e il motore del secondo stadio ha spinto Juice in orbita terrestre dopo 8 minuti e 30 secondi dalla partenza.  

Il secondo stadio di Ariane 5, grazie al suo motore a propellenti liquidi, dovrà spedire Juice su una traiettoria che la porterà, dopo un lungo viaggio, a raggiungere Giove nel 2031 e a collocarsi attorno a Ganimede nel 2032, per un’esplorazione che verrà completata nel 2035: “E’ partita una missione davvero unica, tra quelle realizzate finora nella storia delle esplorazioni spaziali” – dice l’astrofisico italiano, che è co-responsabile di uno degli apparati principali a bordo di Juice.

Alla ricerca di forme di vita    

“Con apparati dotati di tecnologia assai avanzata,  oltre a esplorare lo stesso Giove, scruteremo sotto le superfici ghiacciate di tre delle maggiori lune di Giove, Ganimede, Europa e Callisto. Sulle ultime due, abbiamo avuto conferma che hanno dei grandi laghi e mari sotterranei di acqua salata.  Ciò deriva dalle scoperte fatte negli anni Novanta dalla sonda Nasa Galileo, a cui comunque partecipò anche l’Esa europea. E chissà che questi mari sotterranei non ci rivelino delle sorprese. Noi lo speriamo e d’altra parte questo è uno degli obiettivi principali della missione”.

Un’esplorazione quindi dedicata anche ricerca di forme di vita elementare su altri corpi celesti. Juice potrà fornire informazioni essenziali sull’abitabilità di questi mondi, e quindi sulla possibilità che l’ambiente sia in grado di sostenere la vita. 

“Sappiamo che vi è una notevole quantità di sali in questi oceani” – aggiunge Piccioni – “e la speranza è di avere conferma di molecole organiche. Si pensa, anche se non vi è ancora diretta prova, che in questi mari abbiano nei loro fondali delle sorgenti idrotermali, simili a quelle terrestri. E anche sulla Terra nei pressi di sorgenti idrotermali vi sono forme di vita”.                                                                                        

Juice è un satellite pesante circa tonnellate, che utilizzerà pannelli solari per produrre energia, e con una strumentazione scientifica del peso di circa 100 chilogrammi. “A bordo reca una targa commemorativa di Galileo Galilei, in omaggio al celebre scopritore delle sue quattro lune maggiori, nel 1610” – ricorda Piccioni – “ed è stata estratta dal Sidereus Nuncius di Galileo Galilei, la cui copia originale si trova presso l’Inaf”.                                                                  

Tanta scienza e tecnologia made in Italy                                                                                          

Agenzia spaziale italiana (Asi), Inaf,  e le aziende di Leonardo e Thales Alenia Space rappresentano la forte partecipazione italiana alla missione: su Juice, tra gli apparati principali di bordo vi sono un radar chiamato Rime, che grazie ai suoi fasci elettronici dovrà scandagliare al di sotto delle croste ghiacciate delle lune, fino a 9 chilometri di profondità.  E poi una sofisticata telecamera chiamata Janus, più antenne e apparati ottici.

“Dei dieci apparati di bordo,che lavoreranno tutti assieme con compiti diversi,  ve ne sono quattro a cui partecipa l’Italia” – aggiunge Piccioni, che è co-responsabile di Maijs – “La fotocamera principale della sonda, lo spettrometro di bordo, che invierà immagini molto dettagliate delle superfici delle lune ghiacciate lo strumento Majis, che abbiamo realizzato in collaborazione con l’agenzia spaziale francese Cnes, alcuni apparati di radio scienza.  La parte tecnologica, quindi antenne, pannelli solari e altre componenti sono realizzate da Leonardo e Thales Alenia Space. Lo spettrometro è lo strumento più complesso sinora realizzato per una missione spaziale interplanetaria”.  

“Il contributo italiano a Juice”  –  dice Piccioni –  “dimostra quanto l’Italia è all’avanguardia, sia dal punto di vista tecnologico che scientifico. Siamo convinti che gli sforzi fatti in questi anni ci porteranno a risultati sorprendenti mai raggiunti prima, e faranno dell’Italia un paese sempre più competitivo in molti settori dell’esplorazione planetaria”.    

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