ROMAN SPACE TELESCOPE, IL NUOVO SUPER-OSSERVATORIO SULL’UNIVERSO

Lanciato da un razzo Falcon Heavy il successore dei telescopi spaziali Hubble e James Webb

by Antonio Lo Campo

“Trascorsi meno di cinque anni dal lancio del telescopio spaziale James Webb , abbiamo vissuto con lo stesso misto di euforia e trepidazione l’attesa del lancio di oggi del Nancy Grace Roman Space Telescope. E siamo fieri di come siamo arrivati a questo momento, in anticipo rispetto alla data originariamente prevista e senza superare il budget. Due risultati tutt’altro che scontati, fondamentali per affrontare con fiducia la realizzazione del prossimo, grande osservatorio spaziale della Nasa, l’Habitable Word Observatory”.

Lo conferma da Baltimora, dove ha sede lo Space Telescope Science Institute, il professor Massimo Robberto, di origini piemontesi, un astrofisico italo-americano che è responsabile scientifico della Nircam, il più importante strumento che si trova a bordo del Webb, il grande osservatorio che da quattro anni opera a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra.

Il lancio dal Kennedy Space Center

Il nuovo super-telescopio spaziale Roman Space Telescope, successore del glorioso Hubble, lanciato nel 1990, e del Webb, è stato lanciato oggi da Cape Canaveral. Con puntualità (complici le buone condizioni meteo), un razzo Falcon Heavy di SpaceX lo ha portato in orbita terrestre dopo il lancio dalla piattaforma e rampa di lancio 39A del Kennedy Space Center, alle 13.26 ora italiana (le 7.26 ora locale della Florida).

In seguito, dall’orbita terrestre, lo stadio superiore del razzo vettore lo spingerà sulla traiettoria che lo collocherà a sua volta nel punto Lagrangiano L2 dove già si trovano il Webb ed Euclid. Il razzo Falcon Heavy è formato da tre Falcon 9, di quelli che SpaceX lancia ormai a ritmo di due-tre a settimana. In grado di collocare in orbita 70 tonnellate, proprio come succede con un singolo Falcon 9, tutti e tre gli elementi che principali che lo compongono ritornano a terra, atterrando su piattaforme apposite. Resta nello spazio lo stadio superiore del corpo centrale, che ha proseguito nella sua corsa e ha spedito il Roman Telescope nella traiettoria spaziale prevista verso la sua destinazione lontana.

A caccia di materia oscura e di esopianeti

“Il Roman Space Telescope è il successore del Webb Telescope, e produrrà immagini con campo di vista oltre cento volte superiore a quello di Hubble. Verrà impiegato soprattutto per lo studio dell’energia oscura e per lo studio degli esopianeti, due tra le grandi sfide di conoscenza dell’astronomia moderna.

“Siamo pronti a nuove e incredibili scoperte”, aggiunge Robberto. Il Roman è un telescopio spaziale della Nasa, realizzato da aziende selezionate dall’ente spaziale americana, ma con molte componenti realizzate in Europa. Previsto per restare operativo per almeno cinque anni, reca a bordo due strumenti principali: la camera ad ampio campo con 18 rivelatori, e un corongrafo per lo studio di esopianeti, costituito da una serie di dischi e specchi deformabili tramite ottica attiva.

I suoi obiettivi scientifici sono ritenuti di enorme importanza dalla comunità astronomica internazionale. Gli utilizzi scientifici dei dati e delle immagini del Roman, come già per Hubble e per il Webb, saranno disponibili per gli scienziati di tutto il pianeta. Gestiti dal Centro STScl, saranno disponibili pubblicamente entro pochi giorni dall’inizio delle osservazioni. Ed è una delle ragioni per cui il Roman si è salvato dai tagli ai programmi scientifici Nasa, sulla base delle direttive dell’attuale amministrazione statunitense.

In ricordo della “mamma” di Hubble

Frutto di oltre 10 anni di lavoro, e costato 4 miliardi di dollari, questo satellite-osservatorio alto oltre 12 metri è stato intitolato nel 2020 a una delle più grandi astronome americane, Nancy Grace Roman, nota anche come la “mamma di Hubble“, in riferimento al telescopio lanciato dallo Shuttle nell’aprile del 1990, e prima donna a ricoprire una posizione dirigenziale alla Nasa.

Nel 1959 entrò a far parte della Nasa e nel 1960 divenne responsabile dei programmi di astronomia e relatività presso l’Office of Space Science. “Il Roman Telescope sarà in grado di inviare 11 terabyte di dati al giornoe quindi nel primo anno ci avrà fornito più dati di quanti il telescopio Hubble abbia raccolto in tutta la sua vita”, precisa Robberto. Grazie a una grande lente grandangolare, la Nasa sarà in grado di compilare un vasto inventario degli oggetti che compongono l’Universo, dicono gli scienziati Nasa responsabili del programma.

Ci si aspetta che Roman scopra decine di migliaia di nuovi pianeti e migliaia di supernove. Il nuovo telescopio spaziale è dotato di uno specchio da 2,4 metri, identico per dimensioni a quello dello storico Hubble. La differenza fondamentale è nel campo di osservazione: Hubble si concentra sui dettagli fini, mentre Roman punta a esplorare il cielo con un campo visivo molto ampio. La ricerca degli esopianeti avverrà con la tecnica delle lenti gravitazionali: la luce delle stelle proveniente da galassie lontane, quando viene “flessa” può far sì che oggetti che passano davanti a corpi massicci vengano temporaneamente ingranditi e resi visibili, grazie a effetti previsti dalla relatività generale.

Osservare la struttura su larga scala delle galassie sarà un altro settore di cui si occuperà il Roman Telescope, che cercherà di rispondere a domande su come l’Universo si sia formato, evoluto ed espanso, attraverso indagini sulla materia oscura e sull’energia oscura. Il Roman condurrà anche una Galactic Bulge Time-Domain Survey per osservare il rigonfiamento centrale della Via Lattea.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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