IL LANCIO E IL RECUPERO DEL PRIMO STADIO DI BLUE GLENN

Grande successo per il test del razzo di Blue Origin che sarà in grado di inviare navicelle verso la Luna

by Antonio Lo Campo

Dopo che, ormai da anni, il rientro a terra del primo stadio di un razzo può apparire come routine, come dimostrano i Falcon 9 di SpaceX, in realtà soprattutto per chi ci prova all’inizio, non si tratta affatto di un’operazione semplice. Ci è riuscita la Blue Origin, compagnia spaziale di Jeff Bezos, da sempre concorrente (interna in ambito Usa) di SpaceX con il riuscito lancio e recupero del suo razzo vettore Blue Glenn, che porta il nome del primo astronauta americano in orbita nel 1962, John Glenn.

La riuscita del lancio del Blue Glenn nel suo terzo lancio (NG-3), pur arrivando con diversi anni di ritardo rispetto alla concorrente di Musk, ha valori ancora maggiori. Lo stadio principale del Falcon 9 infatti, prima di poter atterrare ormai di routine, all’inizio vide una serie di fallimenti ed esplosioni che sembravano a un certo punto mettere fine a questo tipo di operazione. Blue Origin invece ci è riuscita per due volte nei primi due tentativi.

Altra importanza: il primo stadio del Blue Glenn, alto 97 metri (come l’Sls di Artemis) è più grande e potente di quello del Falcon 9. Non a caso, Blue Glenn è il vettore che sarà in grado di inviare navicelle verso la Luna, e intanto entro fine anno invierà in orbita terrestre il modulo lunare Mk-2, senza equipaggio, che rientra proprio nei piani di Artemis, anch’esso in concorrenza con la grande (e complessa) Starship di Musk. È vero che anche Super Heavy, il potente vettore di SpaceX, è stato recuperato (ottobre 2024) dalle braccia della torre di lancio a Boca Chica, ma questa operazione non è ancora operativa e negli ultimi lanci non è più stata tentata.

Il 19 aprile, alle 12:45 italiane (le 06.45 di Cape Canaveral) Blue Glenn si è lanciato nello spazio. Il primo stadio si è staccato dopo due minuti e mezzo, e dopo meno di 10 minuti dall’inizio del volo, è atterrato sulla piattaforma di una nave di recupero, avvolto da una gigantesca nuvola grigia e arancione che, per alcuni attimi, ha fatto pensare al peggio. Invece, le zampe di atterraggio si sono poggiate sulla piattaforma, nonostante il gigantesco stadio del razzo sia arrivato leggermente inclinato.

La missione NG-3 ha rappresentato un momento di svolta, anche perché ha impiegato uno stadio di un lanciatore già reduce da un volo precedente. Si tratta dello stesso primo stadio che, lo scorso novembre, era atterrato sulla nave-drone Jacklyn nell’Oceano Atlantico, dopo aver lanciato due sonde della NASA verso Marte, pur avendo i sette motori principali del tutto nuovi. L’obiettivo finale resta ambizioso: la progettazione del New Glenn punta a garantire che ogni primo stadio possa volare almeno 25 volte, abbattendo drasticamente i costi di accesso allo spazio.

Il carico utile della missione NG-3, collocato in orbita dal secondo stadio, è un satellite BlueBird Block 2 per conto della società texana AST SpaceMobile. Questo apparato è progettato per fornire connettività internet direttamente ai telefoni cellulari, eliminando la necessità di infrastrutture terrestri in aree remote o non servite.

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