Lo scorso mese di febbraio, il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) ha pubblicato sulla rivista Dendrochronologia uno studio di un team guidato da Mauro Bernabei, ricercatore del CNR-Istituto per la Bioeconomia di San Michele all’Adige (TN).
Il team ha analizzato 284 violini autentici del famoso liutaio cremonese Antonio Stradivari (1644-1737), strumenti dotati di provenienza certificata e proprietari storici documentati. Le misure hanno individuato 314 serie di anelli di crescita nel legno delle tavole armoniche. Praticamente, si è trattato di una applicazione della dendrocronologia alla liuteria su una scala mai tentata prima. I risultati hanno portato a una scoperta sorprendente.
Un legno modulato dall’attività solare
Gli abeti rossi usati da Antonio Stradivari venivano dalla Val di Fiemme, in Trentino, dalla stessa foresta di Paneveggio che oggi rifornisce ancora i grandi liutai. Ma c’è una differenza enorme tra quegli alberi e quelli attuali.
Tra il 1645 e il 1715, il Sole attraversò una fase anomala chiamata Minimo di Maunder, caratterizzata da un’attività solare bassissima, che portò a estati brevi e fredde per parecchi decenni. In quell’epoca, gli abeti rossi della Val di Fiemme crebbero con grande lentezza, producendo anelli annuali sottilissimi e regolarissimi.
Il risultato fu un legno dalle caratteristiche fisiche irriproducibili: bassa densità, un altissimo modulo elastico e una velocità di propagazione del suono superiore al normale. Leggero ma rigido e vibrante in un modo che nessun legno cresciuto in condizioni normali può imitare.
Nell’“Età d’Oro” di Stradivari tra il 1700 e il 1725, il periodo dei suoi capolavori assoluti, i ricercatori hanno trovato le prove che il liutaio cremonese rifornisse il suo laboratorio in modo sistematico proprio dalla Val di Fiemme. In alcuni casi, tavole armoniche di violini costruiti a distanza di anni provenivano dallo stesso tronco.
Ora quegli alberi non esistono più. Il Minimo di Maunder è finito ormai da 300 anni, il clima è cambiato e gli abeti cresciuti dopo quella finestra climatica producono anelli diversi, più larghi e meno regolari.
Lo straordinario legno dei violini di Stradivari fu quindi il prodotto di un “incidente” astronomico e climatico lungo settant’anni. Stradivari fu fortunato e abile da riconoscerlo e sfruttarlo nel modo migliore, per produrre degli strumenti unici e irripetibili.
Fino al prossimo lungo e profondo minimo solare…
