EUCLID E HUBBLE PUNTANO INSIEME L’OCCHIO DEL GATTO

La celebre nebulosa planetaria osservata dai due telescopi spaziali svela nuovi dettagli

by Piero Stroppa

Nel cuore della costellazione del Drago, a circa 4300 anni luce da noi, si trova una delle strutture cosmiche più spettacolari: la nebulosa “Occhio di Gatto” (NGC 6543).

Questo meraviglioso oggetto cosmico ha affascinato gli astronomi sin dalla sua scoperta e oggi, grazie a una nuova immagine prodotta combinando le osservazioni fatte dal telescopio spaziale Hubble e dal telescopio europeo Euclid, possiamo ammirarla con un livello di dettaglio che non ha precedenti.

Euclid, progettato per studiare l’Universo distante, ha catturato la nebulosa nel contesto di un cielo affollato di galassie remote; Hubble invece ne rivela il cuore con straordinaria nitidezza: gusci concentrici, getti di gas ad alta velocità e nodi densi scolpiti da onde d’urto.

Che cosa sono le nebulose planetarie

Le nebulose planetarie sono enormi gusci di gas ionizzato in espansione, espulsi da stelle simili al Sole durante le fasi finali della loro evoluzione. Queste nebulose ci raccontano gli ultimi spasimi di una stella prima che diventi una nana bianca. Osservarle è come guardare una macchina del tempo, che ci mostra il destino della nostra stella madre e i processi che modellano la vita e la morte delle stelle nell’Universo.

Al centro di NGC 6543 si trova il nucleo residuo della stella progenitrice, oggi una nana bianca caldissima. Durante la fase di gigante rossa, la stella ha perso grandi quantità di massa attraverso venti stellari relativamente lenti e densi. In una fase successiva, venti più veloci e caldi hanno investito il materiale precedentemente espulso, comprimendolo e “scolpendolo” in strutture complesse. È proprio questa interazione tra venti stellari di diversa velocità e densità a generare la sua straordinaria morfologia fatta da gusci concentrici, archi, filamenti, getti ad alta velocità e nodi intrecciati che appare nelle immagini ad alta risoluzione di Hubble. Queste strutture costituiscono una sorta di “registrazione fossile” delle varie fasi di morte stellare, poiché ogni arco e ogni bolla raccontano un episodio della storia evolutiva della stella centrale. Studiare in dettaglio queste strutture consente agli astrofisici di testare i modelli teorici di evoluzione stellare.

L’alone che circonda la regione centrale rappresenta materiale espulso in una fase ancora precedente rispetto alla formazione della nebulosa principale. Si tratta di un anello di frammenti colorati di gas che si allontanano progressivamente dalla stella. L’osservazione nel vicino infrarosso eseguita da Euclid consente di tracciare componenti più fredde e polverose, ampliando il quadro fisico rispetto alla sola luce visibile. L’ampio campo di Euclid evidenzia come la morte di una stella si inserisca in un contesto cosmico molto più vasto.

In figura, a sinistra l’ambiente che circonda la nebulosa ripreso da Euclid. Al centro, la nebulosa ripresa da Hubble, ingrandita nell’immagine a destra.

 

 

 

 

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