NON FU HALLEY A SCOPRIRE LA CICLICITÀ DELLA “SUA” COMETA

Il monaco Eilmer di Malmesbury l'aveva già osservata due volte a cavallo tra il 900 e il 1000

by Piero Stroppa

Secondo una ricostruzione storica condotta dall’archeologo Michael Lewis del British Museum e da Simon Portegies Zwart del Leiden Observatory, il primo a stabilire un collegamento tra due osservazioni della cometa di Halley fu, già nell’undicesimo secolo, il monaco inglese Eilmer di Malmesbury.

Nel 1066 la cometa fu osservata in Cina per oltre due mesi, e sebbene avesse raggiunto il massimo splendore il 22 aprile 1066, non fu vista in Bretagna e nelle isole britanniche prima del 24 aprile dello stesso anno. Lo testimonia una rappresentazione sull’arazzo di Bayeux, che descrive per immagini gli avvenimenti che portarono alla conquista normanna dell’Inghilterra, proprio nel 1066, e culminati con la vittoria dei normanni durante la battaglia di Hastings il 14 ottobre.

La cometa fu vista cinque volte nei secoli precedenti e successivi a questa data. Nella tradizione orale, queste apparizioni erano associate alla morte di un re, a una guerra o a una carestia. Tanto che attorno alle comete nacquero leggende di ogni genere.

Eilmer di Malmesbury doveva essere molto anziano quando vide la cometa nel 1066, rendendosi conto di aver già visto la stessa cometa in precedenza, nel 989. E come era consuetudine all’epoca, il re Harold Godwinson fu avvertito di un imminente disastro. E in effetti questa volta a ragione, visto quello che stava per accadere!

Al monaco inglese va dunque il merito di aver riconosciuto che si trattava della stessa la cometa, identificandone la natura ricorrente. All’astronomo e matematico britannico Edmond Halley, invece, va il merito di aver calcolato la periodicità esatta della cometa che in suo onore fu poi chiamata 1P/Halley, dove 1P indica che si tratta della prima cometa di cui sia stata determinato e verificato il periodo orbitale. Halley comprese che le comete molto luminose osservate nel 1531, 1607 e 1682 erano in realtà la stessa cometa, che tornava a farci visita circa ogni 76 anni. E previde correttamente il successivo passaggio, che sarebbe avvenuto dopo la sua morte.

In figura, la rappresentazione più antica conosciuta della cometa di Halley, nell’arazzo di Bayeux del 1066.

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