3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare osservato nel Sistema solare, si sta rivelando molto più di una semplice curiosità astronomica. Un team di ricercatori ha evidenziato che le nuove osservazioni spettroscopiche ottenute con lo spettroscopio infrarosso Nirspec del telescopio spaziale James Webb mostrano che la sua composizione isotopica è radicalmente diversa da quella di qualsiasi corpo del nostro sistema planetario. In particolare, l’acqua del suo nucleo presenta un rapporto deuterio/idrogeno oltre dieci volte superiore ai valori tipici delle comete note. Allo stesso modo, i rapporti C-12 / C-13 misurati nell’anidride carbonica e nel monossido di carbonio raggiungono valori ben superiori a quelli osservati nel Sistema solare e persino nelle nubi interstellari vicine.
Questi dati indicano che la 3I/Atlas si è formata in un ambiente estremamente freddo (meno di 30 K) e povero di metalli, dove la chimica del ghiaccio è dominata da processi tipici delle prime fasi evolutive della Galassia. L’interpretazione dei dati suggerisce che il corpo si sia accresciuto 10–12 miliardi di anni fa, quando la Via Lattea era ancora giovane e caratterizzata da intensi episodi di formazione stellare.
Le osservazioni del Webb mostrano inoltre un’evoluzione significativa della composizione della chioma durante il passaggio al perielio, indicando un cambiamento nei meccanismi di sublimazione dei ghiacci.
La 3I/Atlas appare dunque come un planetesimo fossile, un frammento intatto di un sistema planetario formatosi nelle regioni esterne di una Via Lattea ancora molto giovane.
La sua composizione unica, incredibilmente ricca di molecole organiche, fornisce una prova diretta che già nelle prime epoche galattiche esistevano ambienti capaci di produrre ghiacci ricchi di sostanze volatili e potenzialmente precursori di chimica prebiotica. Oggetti come questo rappresentano una finestra rara e preziosa sulla storia profonda della nostra Galassia.
Antonio Pasqua