Nel silenzio dello spazio, le pulsar ruotano con una precisione che sfida i migliori orologi atomici terrestri. Questi resti stellari non sono solo spettacolari oggetti di studio, ma veri e propri sensori gravitazionali distribuiti nella nostra Galassia (vedi l’articolo Rivelare il tessuto dell’Universo con i Pulsar Timing Array, pubblicato sul n. 69 di Cosmo2050, febbraio 2026).
Una ricerca guidata da Sukanya Chakrabarti ha dimostrato come le minime variazioni nel ritmo di questi “fari” astrofisici possano essere utilizzate per mappare ciò che è invisibile: i sub-aloni di materia oscura. Lo studio, basato sull’analisi delle accelerazioni dirette di pulsar binarie e solitarie, ha permesso per la prima volta di identificare e quantificare le proprietà di un sub-alone locale, rompendo i limiti delle osservazioni tradizionali.
Il cuore della scoperta risiede nell’analisi delle deviazioni dal potenziale gravitazionale “liscio” della Via Lattea. Utilizzando sofisticati algoritmi del genere Monte Carlo Markov Chain (Mcmc), il team ha isolato un segnale coerente che indica la presenza di un ammasso di materia oscura di circa 24,5 milioni di masse solari.
La precisione di questa misura è sorprendente: i ricercatori hanno incrociato i dati con il catalogo del satellite astrometrico Gaia e le mappe dell’idrogeno atomico e molecolare, confermando che in quella regione dello spazio non esistono abbastanza stelle o gas per giustificare i movimenti che sono stati registrati. Siamo di fronte a una “galassia oscura” nel nostro cortile di casa.
Secondo la teoria della materia oscura “fredda” (costituita da particelle che si muovono a velocità inferiori a quelle relativistiche), la nostra Galassia dovrebbe essere popolata da migliaia di sub-aloni, residui della formazione galattica. Ma la loro identificazione è estremamente difficile. Questo studio dimostra che l’accelerometria diretta tramite lo studio delle pulsar può “sentire” la presenza di questi agglomerati di materia, anche quando non emettono alcuna luce.
Con l’aumento della precisione del cronometraggio delle pulsar (Pulsar Timing Arrays), saremo presto in grado di ottenere una scansione completa del nostro vicinato galattico, svelando finalmente la struttura granulare della materia che tiene insieme l’Universo.
In figura, rappresentazione artistica di aloni di materia oscura che circondano una galassia.
Antonio Pasqua