Nel cuore degli ammassi globulari, dove la densità di stelle è tale da far sembrare il nostro vicinato solare un deserto, si nascondono oggetti che sembrano sfidare le leggi del tempo: le Vagabonde Blu (Blue Stragglers). Scoperte per la prima volta nel 1953, queste stelle appaiono più calde, luminose e incredibilmente più giovani rispetto alle loro compagne di pari età. Dopo oltre settant’anni di dibattiti astronomici, uno studio monumentale pubblicato su Nature Communications ha finalmente messo la parola fine al mistero della loro origine.
Una ricerca da record
Il team di ricerca, guidato da Francesco Ferraro, professore ordinario presso l’Università di Bologna e associato Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica), ha analizzato il più vasto e completo campione di vagabonde blu mai assemblato: oltre 3400 esemplari distribuiti in 48 ammassi stellari della Via Lattea. Grazie alla capacità del telescopio spaziale Hubble di osservare nell’ultravioletto, i ricercatori hanno potuto isolare questi esemplari con una precisione senza precedenti.
Non scontri, ma un’evoluzione naturale
Per decenni, due teorie si sono scontrate: quella delle collisioni dirette e quella dell’evoluzione binaria. La prima ipotizzava scontri casuali tra stelle in ambienti affollati; la seconda suggeriva un lento processo di “trasferimento di massa” tra due stelle legate gravitazionalmente. I dati parlano chiaro: le vagabonde blu sono il prodotto dei sistemi binari. La prova regina risiede in un paradosso gravitazionale: negli ammassi più densi, dove le collisioni sono probabili ma le coppie stellari vengono spesso distrutte dalla troppa gravità, il numero di vagabonde blu diminuisce. Al contrario, negli ambienti più “tranquilli” e meno affollati, dove i sistemi binari possono sopravvivere a lungo, queste stelle sono molto più numerose.
L’ambiente decide il destino
“L’ambiente decide quali stelle possono sopravvivere ed evolvere”, spiega il professor Ferraro. Le vagabonde blu non sono dunque anomalie casuali, ma i testimoni oculari di come la densità stellare influenzi il destino dei sistemi binari. Quando una stella in una coppia “ruba” materia alla compagna, aumenta la propria massa e ricomincia a bruciare idrogeno con rinnovato vigore, tornando a brillare di una luce bluastra che inganna l’osservatore sulla sua reale età.
Questa scoperta non chiude solo un capitolo storico dell’astronomia, ma apre nuove prospettive sulla comprensione della dinamica degli ammassi globulari, le strutture più antiche della nostra Galassia.
Nella immagine di apertura, stelle Blue Stragglers in NGC 6397, un ammasso globulare della costellazione dell’Altare (Nasa, STScI, ed Esa).
Antonio Pasqua