Un vino veramente spaziale

by Marco Sergio Erculiani

Nella regione dell’Occitania, nel sud della Francia, esiste una città di nome Béziers. In prossimità di questo luogo, in campagna, sorge un vigneto, il Domaine de Meteore. Potrebbe essere un antico cratere da impatto, formalmente noto come le Clot e ha un diametro di circa 220 m e una profondità di 30 m con due letti di torrenti trasversali da nord a sud.

Le Clot potrebbe essersi formato anche per motivi che non c’entrano con la caduta di un meteorite, ma quest’ultima, per una serie di ragioni, sembra la causa più convincente dal punto di vista geologico.

La cosa formidabile di questo pianoro è che i piccoli crateri da impatto sono rari e, attualmente, all’interno dell’Earth Impact Database, ospitato nel Planetary and Space Science Centre dell’Università del New Brunswick, ne sono elencati soltanto tre presenti nell’Europa occidentale e centrale: Rochechouart in Francia, Nördlinger Ries e Steinheimer Becken, entrambe in Germania.

Fu menzionato per la prima volta più di 70 anni fa, poi è stato quasi ignorato per più di mezzo secolo. Nel 1950, infatti, gli scienziati suggerirono che questa depressione fosse di origine meteoritica in base alla sua forma e una forte anomalia magnetica. Tuttavia, questa ipotesi fu respinta pochi anni dopo.

Sebbene le reali dimensioni originali del cratere siano difficili da valutare, data la topografia complessiva piuttosto complessa e l’erosione intensiva data dalla vicina Montagne Noire, è possibile che l’impatto abbia colpito un terreno già intensamente modellato.

Le analisi hanno confermato la presenza, all’interno del cratere, delle minuscole sferule di ossido di ferro e, alcuni di essi, contenevano anche ferro con nichel e racchiudevano un nucleo di minerali tipici dell’ambiente craterico. Inoltre, hanno scoperto numerosi micro-diamanti da shock che vengono prodotti solo attraverso alte pressioni, come, ad esempio, durante l’impatto di un meteorite.

Uno studio completo sulle sferule magnetiche trovate dentro e intorno al cratere Kamil in Egitto ha mostrato che anche nelle piccole strutture crateriche esse possono essere abbastanza frequenti e questo ci dice che possono essere uno degli strumenti più importanti per rilevare e confermare se si tratti davvero di crateri da impatto.

Nel presunto cratere le Clot sono state isolate più di un centinaio di sferule di ossido di ferro che mostrano una grande varietà di trame, da dentritiche, bugnate a superfici lisce, con dimensioni che vanno da poche decine di micron a più di un millimetro, con una dimensione media di circa 200 micron. I ricercatori hanno anche scoperto che il campo magnetico terrestre è leggermente più debole nel cratere rispetto all’area circostante, altra cosa tipica da cratere da impatto perché l’impatto frantuma o addirittura fonde le rocce, che possono di conseguenza apportare un contributo magnetico inferiore.

L’abbinata di un basso magnetismo all’interno della struttura del cratere insieme al verificarsi di sferule da impatto contenenti frammenti bersaglio incastonati in una matrice di diamanti d’urto circondata da silicio, ossido di ferro contenente alluminio e resti di ferro-metallo ricco di nichel, porta quindi l’ago della bilancia pesantemente in direzione dell’ipotesi che l’origine del cratere sia dovuta a un impatto.

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