In redazione, tipicamente, le notizie più importanti arrivano quando un numero di una pubblicazione è in chiusura. A inizio settembre è bastato un solo evento per riaccendere una delle speranze più tenaci della fisica contemporanea. Nel cuore del rivelatore Lux-Zeplin (LZ), sepolto a quasi un miglio di profondità nel South Dakota, qualcosa ha urtato il nucleo di un atomo di xenon, producendo un rinculo difficile da ricondurre ai fenomeni conosciuti. Potrebbe essere stata una Wimp, una delle ipotetiche particelle che compongono la materia oscura. Potrebbe, appunto.
La prudenza è indispensabile. La significatività statistica globale del segnale è ancora lontana da quella richiesta per annunciare una scoperta. Inoltre, si tratta di un unico evento, registrato analizzando 220 giorni di dati. Ma proprio questa solitudine lo rende affascinante: dopo mesi di verifiche, i ricercatori non sono riusciti a identificarlo come prodotto dal “rumore di fondo” o da una delle tante particelle note capaci di imitare il segnale cercato.
Se l’interpretazione più audace fosse corretta, i ricercatori avrebbero intercettato una particella con massa almeno 200 volte superiore a quella del protone e con modalità d’interazione più complesse di quelle previste dal modello più semplice delle Wimp. Sarebbe una svolta epocale. Per la prima volta, quella materia invisibile che tiene insieme le galassie e rappresenta circa l’85 per cento della materia cosmica avrebbe lasciato una traccia diretta in un laboratorio terrestre.
Ma la scienza non vive di annunci, vive di conferme. Serviranno altri eventi, nuovi dati e verifiche indipendenti. Per ora, dunque, non abbiamo scoperto la materia oscura, ma abbiamo qualcosa di forse altrettanto prezioso: una domanda nuova, impressa come un lampo nel silenzio dello xenon. E talvolta le grandi rivoluzioni scientifiche cominciano proprio così, con un’anomalia che resiste a ogni tentativo di essere spiegata.
Altre volte, questa anomalia è stata poi ricondotta a un qualcosa di molto terrestre, come il misterioso segnale radio extraterrestre intercettato nel 1998 dal radiotelescopio di Parkes, che solo 17 anni dopo si è scoperto provenire dal forno a microonde della cucina dell’Osservatorio. Non auguriamo un analogo destino ai ricercatori di LZ e saremo prontissimi a riconoscere i loro meriti, come faranno anche i colleghi che lavorano su altri esperimenti e che sono potenzialmente in competizione con LZ. È il bello della scienza: correre in solitaria o in squadra verso un traguardo comune.
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