DUE BOLIDI NEI CIELI DEL NORDITALIA

Sono stati avvistati da migliaia di persone la sera di domenica 30 agosto

by Antonio Lo Campo

Si chiamano “bolidi”, e il termine popolare che indica un mezzo che viaggia veloce prende il nome proprio da loro: le meteore. Frammenti di roccia di asteroidi che orbitano attorno al Sole a decine o centinaia di milioni di chilometri da noi, ma talvolta intercettano l’orbita terrestre o addirittura la nostra atmosfera, dove penetrano a velocità di decine di chilometri al secondo.

Fine agosto col botto, anzi due

L’impatto, se visto nel cielo dal tramonto in poi, è spettacolare. Pochi secondi di un vero e proprio fuoco d’artificio. Il più recente che è saettato sui cieli italiani, è stato avvistato nella serata di domenica 30 agosto. Anzi, si è trattato di due bolidi, un fatto molto raro, come confermano gli astronomi dell’Osservatorio Astrofisico Inaf di Pino Torinese. Tra loro, vi è anche Daniele Gardiol, astrofisico e primo tecnologo dell’Osservatorio, e coordinatore nazionale della Rete Prisma (“Prima Rete Italiana per Sorveglianza sistematica di Meteore e Atmosfera”), che si occupa di monitorare le meteore, grazie a una serie di telecamere che operano in modo automatico su tutto il territorio nazionale.

I due bolidi sono stati avvistati su buona parte del Nordovest italiano: il primo, più debole, alle 19.40. Il secondo, più grande e ben più luminoso, circa alle 23.00. Pochi secondi di una splendida e luminosa scia nel cielo notturno, che poi appare come un fuoco d’artificio, ma che nulla ha a che fare con le Perseidi, le celebri stelle cadenti di metà agosto.

Meteore e meteoriti

Si chiamano “meteore” i fenomeni che saettano nel cielo, mentre sono chiamate “meteoriti” i frammenti solidi che talvolta cadono al suolo, se le meteore non sono bruciate completamente nell’attraversare l’atmosfera. Spesso le meteoriti sono scambiate per normali pietruzze. “Quasi tutti non le riconoscono”, dice Gardiol. “Invece, si tratta di preziose testimonianze della storia del Sistema solare. La Rete Prisma si pone l’obiettivo di tenere sotto controllo anche la caduta di meteoriti. Ogni anno sulla Terra ne cadono a tonnellate, ma le probabilità che colpiscano strutture o oggetti sono moderatamente basse, e quasi nulle le probabilità che colpiscano persone. Però proprio perché possono fare danni, vanno monitorate”.

Grazie alle riprese delle telecamere della Rete Prisma, coordinata dall’Inaf, si possono eseguire delle triangolazioni per determinare le orbite delle meteore e quindi il sito di caduta di eventuali meteoriti. In modo da poter organizzare delle ricerche per il loto recupero, così da studiarne la composizione.

“Nel corso degli anni, la natura della Rete Prisma si è riconfermata essere quella di un vero e proprio progetto in cui i cittadini partecipano attivamente alla ricerca delle meteoriti cadute e possono segnalare bolidi di cui sono stati testimoni oculari”, dice Chiara Lamberti, ricercatrice della Rete Prisma. “Ne è un esempio perfetto il bolide del 30 agosto, ha solcato i cieli del Norditalia, suscitando interesse e curiosità. Sono infatti più di 400 le segnalazioni dell’evento inviate al portale della nostra Rete”.

Nel 1988 presso la Thales Alenia di Torino, una meteorite sfondò parte di un capannone. Fu subito riconosciuta, ancora fumante. “E infatti, erano esperti e vi erano anche molti astrofili”, dice Gardiol. “Ma è importante riconoscerli: è come avere tra le mani una pietra di tre o quattro miliardi di anni fa”.

Allarme Ufo!

Le meteore di domenica scorsa ha fatto lanciare persino l’allarme Ufo da parte di centinaia di persone che li hanno avvistati: “Negli ultimi anni sembra cresciuta la percentuale di testimonianze che, invece di essere diretta a noi ufologi, viene indirizzata, correttamente, a quelli che chiamiamo cacciatori di meteore”, dice Edoardo Russo, del Cisu (Centro Italiano Studi Ufologici). “Anche a loro, come a noi, arrivano molte segnalazioni spurie, cioè causate da rientri di frammenti di satelliti o razzi, lanci missilistici, passaggi di satelliti, talvolta anche a gruppi”.

“Da quando si parla di dischi volanti, ufficialmente da ottant’anni, ogni volta che passa un bolide arrivano segnalazioni di avvistamenti di oggetti misteriosi”, spiega Gianpaolo Grassino, anch’egli del Cisu. “Spesso si tratta di avvistamenti di massa, da parte di molte persone, nello stesso momento e in luoghi diversi. E questo ci aiuta a indagare con il testimone, confrontando i racconti. Nella media, i testimoni sono precisi nelle descrizioni al di là delle loro interpretazioni. E sulla base dei loro racconti gli esperti riescono a riconoscerne la causa”.

 

 

 

 

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