Foto di Massimo Di Fusco: Nebulosa Drago Volante
Luogo
Ferrara
date-526
2026-07-08
Telescopio
Konus 200/1000 @950mm, f/4.8
Montatura
Sky-Watcher Eq6r Pro mount
Camera
Player One Poseidon-C camera @-5 °C
Filtri
Optolong L-Ultimate and L-Quad Enhance filter
Guida
Pose
L-Ultimate 240×300″, L-QEF 35×180″ (2026), L-QEF 310×180″ (2024)
Elaborazione
APP, PixInsight, PS
Message
La Nebulosa Proboscide di Elefante è una concentrazione di gas e polvere interstellari situata all’interno della ben più vasta regione di gas ionizzato IC 1396, nella costellazione di Cefeo, a circa 2400 anni luce dalla Terra.
La porzione di nebulosa che comprende il globulo denso e oscuro vdB 142 è comunemente nota come Nebulosa Proboscide di Elefante per via del suo aspetto nello spettro del visibile, dove appare come una zona scura delimitata da un bordo luminoso e sinuoso. Tale bordo luminoso rappresenta la superficie della nube densa, illuminata e ionizzata da una stella massiccia molto brillante (HD 206267) situata appena a est di vdB 142.
In questa foto, per effetto della pareidolia, la familiare forma della proboscide inizia a ricordare meno un elefante e più un drago che avanzava nella nebbia blu, con la calda nuvola rossa che si dispiegava alle sue spalle come ali. In altre parole, VdB 142 può essere chiamata anche Nebulosa Drago Volante.
Si ritiene attualmente che la Nebulosa Proboscide di Elefante sia un sito di formazione stellare, poiché ospita diverse stelle giovanissime (di età inferiore a 100000 anni), scoperte nel 2003 grazie a immagini nell’infrarosso. All’interno di una piccola cavità circolare situata nella “testa” del globulo sono presenti due stelle più vecchie; è possibile che i venti emessi da queste giovani stelle abbiano svuotato la cavità.
L’azione combinata della luce della stella massiccia — che ionizza e comprime il bordo della nube — e dei venti delle giovani stelle — che spostano il gas dal centro verso l’esterno — genera una compressione estremamente elevata all’interno della Nebulosa Proboscide di Elefante. Tale pressione ha innescato la formazione dell’attuale generazione di protostelle.