E se ci scontrassimo con una stella?

by Giuseppe Donatiello

Siamo portati a pensare che l’unico pericolo per la Terra sia rappresentato dalla collisione con altri oggetti del Sistema Solare. In realtà, le collisioni sono le più probabili in una lista di possibili pericoli di origine galattica e cosmica.  Non è escluso che la Terra non ne abbia sperimentato già qualcuno, almeno in forma lieve. Nella lista troviamo le energetiche esplosioni di raggi gamma, supernove e gli incontri ravvicinati con stelle di passaggio, così come buchi neri stellari e altri oggetti di bassa luminosità. Alcune stime indicano in almeno 40mila gli incontri ravvicinati con stelle sin dalla formazione del Sistema Solare.

Gli incontri ravvicinati con stelle sono infatti eventi probabili su periodi dell’ordine di molti millenni e gli effetti sono proporzionali alla distanza minima dal Sole. L’ultima visita conosciuta è stata quella della Stella di Scholz (WISE J072003.20-084651.2), una piccola nana rossa accompagnata da una nana bruna, transitata a 0,6 anni luce, circa 70.000 anni fa.

La Stella di Scholz brillava di intensa luce rossa nel cielo di 70mila anni fa, passando all’interno della nube di Oort a 0,6 anni luce dal Sole. (CC0)

Pericolosi sotto i 3 anni luce

È abbastanza intuitivo che il rischio non arriva dalle stelle del disco poiché esse si muovono all’unisono intorno al centro della Galassia nello stesso verso del Sole con orbite abbastanza ordinate. A destare maggiori preoccupazioni sono le stelle dell’alone che invece si muovono in modo sparso e possono intersecare l’orbita solare e, nei casi limite, incrociarsi a distanze molto brevi.

Un incontro ravvicinato sotto i 3 anni luce comporta la perturbazione della nube di Oort, cioè il serbatoio di nuclei cometari che circonda il Sole che si estende tra 2.000 e 100.000 UA. Un certo numero sarebbe fiondato nello spazio interstellare, ma una parte sarebbe dirottata verso il Sistema Solare interno, aumentando la probabilità di collisioni con i pianeti. Le collisioni con comete potrebbero essere all’origine di alcuni episodi di estinzione in massa occorse nel passato della Terra. Pur estremamente raro, un passaggio parecchio ravvicinato produrrebbe scompiglio non solo tra i nuclei cometari ma anche tra i pianeti.  

La nube di Oort è un immenso serbatotio di nuclei cometari che avvolge il Sistema Solare. Stelle in transito sotto i 3 anni luce producono perturbazioni gravitazionali che portano un certo numero di tali nuclei a cadere verso il Sole. (CC0)

Nessuna stella

Al momento non ci sono stelle destinate a un futuro incontro molto ravvicinato, ma può esserci nel nostro quartiere galattico un’intera popolazione di oggetti a bassa luminosità sotto la soglia di rilevamento. Le nane brune più fredde, per esempio, potrebbero essere appena fuori i confini del Sistema Solare e non essere notate. Altrettanto, le nane bianche sono intrinsecamente deboli e difficili da scovare anche a pochi anni luce di distanza.

Tutte le nane bianche vicine, cioè i cadaveri di stelle di tipo solare, sono perlopiù in coppia con stelle luminose come nel caso di Sirio B, Procione B, 40 Eridani B. Quelle isolate sono di gran lunga più difficili da scoprire ma, grazie al satellite Gaia, molte cose stanno cambiando e ora è più agevole l’identificazione tra la miriade di stelle di sequenza nella Via Lattea. Non solo, Gaia ci fornisce anche informazioni sul loro moto proprio, indicando la presenza di oggetti potenzialmente pericolosi per il nostro Sistema Solare.

Distanze delle stelle più vicine da 20.000 anni fa fino a 80.000 anni nel futuro. WD 0810 353 non è riportatta ma, nel caso fosse stato confermato il suo futuro avvicinamento, sarebbe stata raffigurata come un’iperbole molto accentuata. (CC0)

Nana bianca minacciosa

WD 0810-353 (anche UPM J0812-352) è una nana bianca di magnitudine 14,5, distante 36 anni luce (11 parsec) nella costellazione meridionale della Poppa. È stata scoperta appena nel 2022 dagli astronomi Vadim Bobylev e Anisa Bajkova che notarono nei dati di Gaia il suo veloce moto proprio in avvicinamento, in direzione quasi perpendicolare a quello del Sole. Questo suggeriva un potenziale incontro ravvicinato con la nostra stella tra 29.000 anni a una distanza di circa 0,15 parsec (0,49 anni luce o 31.000 UA) dal Sole, ben entro i confini proposti della nube di Oort.

Tali numeri ponevano in testa alla lista d’incontri ravvicinati questa nana bianca, superando anche alcune deboli stelle di sequenza. Per tale motivo è stata intensamente studiata per conoscerne in dettaglio le caratteristiche ed è così che gli astronomi, utilizzando il Very Large Telescope (VLT) con lo spettrografo a bassa dispersione FORS2 dell’ESO, hanno ottenuto spettri accurati della nana bianca, trovando che il suo intenso campo magnetico modificava consistentemente i dati di velocità radiale ottenuti con Gaia. Hanno così scoperto che WD 1810-353 è un oggetto intrinsecamente non comune ma soprattutto che quel cadavere stellare non si sta dirigendo verso di noi. I risultati sono esposti in uno studio pubblicato su The Astrophysical Journal con primo autore John Landstreet del britannico Armagh Observatory & Planetarium.

Questione di velocità radiale

WD 1810-353 è di tipo spettrale DAH di 0,63 masse solari e dotata di un campo magnetico molto forte. Con una temperatura effettiva di circa 6.200K, è stata stimata un’età di 2,7 miliardi di anni. Gaia Data Release 3 (Gaia DR3) fornisce un valore di velocità radiale di −373,74 ± 8,18 km/s, forse sovrastimato perché il software del satellite non è calibrato per le nane bianche. La velocità radiale è stata determinata utilizzando uno spettro della sua luce. La presenza di un forte campo magnetico può però avere effetti sullo spettro di una stella, falsando le misure reali.

Sia la distanza minima di avvicinamento che l’epoca del flyby sono dipendenti dal valore della velocità radiale. Lo spettro medio BP/RP a bassa risoluzione di Gaia DR3 suggeriva che WD 0810-353 poteva essere una nana bianca in fuga fiondata nel corso di un’esplosione di supernova Ia. In ogni caso, utilizzando la distanza astrometrica di Gaia, i movimenti propri e una velocità radiale derivata dalla spettroscopia di Gaia, la stella sarebbe comunque passata entro 1 parsec dal sistema solare.

Incontro sventato

Ospitando un campo magnetico con una forza dell’ordine di 30 MG, il suo spettro non può essere quello delle normali stelle DA con temperatura effettiva simile. Tenendone conto, un gruppo di astronomi ha potuto stimare una nuova velocità radiale per la stella di +83 ± 140 km/s. Questo valore non brilla per precisione ma è significativamente diverso da quello ottenuto con Gaia e cambia drasticamente lo scenario futuro: WD 0810-353 sarebbe addirittura in allontanamento!

“Abbiamo scoperto che la velocità di avvicinamento misurata dal progetto Gaia non è corretta e che l’incontro ravvicinato previsto tra WD0810-353 e il Sole in realtà non avverrà”, afferma Stefano Bagnulo, astronomo e coautore dello studio.

Così non ci sarà alcun incontro ravvicinato tra il sistema solare e WD 0810-353. Di conseguenza, questa nana bianca non sarebbe nemmeno in fuga dopo un’esplosione di supernova bensì un resto stellare di alone in transito attraverso il disco della Via Lattea senza alcun effetto.

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