Il mistero del carbonio primordiale

by Piero Stroppa

Per la prima volta, il James Webb Space Telescope ha osservato la firma chimica del carbonio nei granelli di polvere nell’Universo primordiale: si tratta delle molecole di carbonio più antiche mai individuate.

Firme simili sono state osservate finora nell’Universo molto più recente e sono state attribuite a molecole complesse a base di carbonio, note come idrocarburi policiclici aromatici (Ipa), che si ritiene si siano sviluppati entro il primo miliardo di anni della storia del cosmo.

Il team internazionale, che comprende ricercatori dell’Università di Cambridge, afferma che il Webb potrebbe aver osservato una specie diversa di molecola a base di carbonio: forse minuscoli grani di grafite o diamante prodotti dalle prime stelle o da supernovae. I loro risultati suggeriscono che le galassie e le stelle nell’Universo primordiale si siano sviluppate molto più velocemente del previsto.

Queste considerazioni confermano i dubbi nati dopo le osservazioni delle più antiche galassie galassie, effettuate dal Webb: galassie già formate e strutturate come quelle moderne e raggruppate in ammassi, poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang. Tanto che sono sorte proposte di retrodatare il Big Bang, un’operazione che richiede però la formulazione di nuove teorie fisiche.

Torniamo alle polveri del Webb. Gli spazi apparentemente vuoti nell’Universo spesso non sono affatto vuoti, ma ospitano nubi di gas e polvere cosmica. Questa polvere è costituita da granelli di varie dimensioni e composizioni, che sono fondamentali per l’evoluzione dell’Universo, poiché le nuvole di polvere sono i luoghi di nascita di stelle e pianeti. Dei veri e propri nano-diamanti potrebbero formarsi nel materiale espulso dalle supernovae, come le enormi stelle Wolf-Rayet, che vivono velocemente e muoiono giovani. Queste stelle potrebbero nascere, vivere e morire in meno di un miliardo di anni, per distribuire granelli ricchi di carbonio nello spazio circostante.

Le osservazioni del Webb sono state effettuate nell’ambito del progetto Jades (Jwst Advanced Deep Extragalactic Survey), che ha facilitato la scoperta di centinaia di galassie che esistevano quando l’Universo aveva meno di 600 milioni di anni, comprese alcune delle galassie più lontane conosciute fino ad oggi.

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