Per decenni, Mercurio è stato considerato un mondo geologicamente “morto”, una roccia arida e immutabile simile alla nostra Luna. Tuttavia, una nuova ricerca internazionale guidata dall’Università di Berna e dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, pubblicata su Communications Earth & Environment, sta ribaltando questa convinzione. Protagoniste della scoperta sono le cosiddette slope lineae, striature luminose individuate sui pendii del pianeta che suggeriscono una perdita recente e continua di materiale volatile dal sottosuolo.
Lo studio, firmato tra gli altri da V. Bickel e Giovanni Munaretto, ha utilizzato algoritmi di deep learning per analizzare oltre 100mila immagini acquisite dalla sonda Messenger della Nasa. Il risultato è il primo censimento sistematico di queste formazioni: circa 400 striature distribuite sulla superficie di Mercurio. La loro analisi statistica ha rivelato che queste linee non sono disposte in modo casuale, ma si concentrano principalmente sui versanti esposti al Sole di crateri da impatto relativamente giovani.
L’origine delle Slope Lineae
Secondo i ricercatori, l’origine delle lineae è strettamente legata agli hollows, peculiari depressioni luminose già note agli scienziati. Il processo ipotizzato vede l’energia solare agire come innesco: il calore favorisce il degassamento di sostanze volatili (come zolfo o altri elementi leggeri) che risalgono attraverso le fratture crostali generate dagli impatti meteoritici. Una volta raggiunta la superficie, la fuga di questi gas trascina con sé polveri sottili che, scivolando lungo i pendii, formano le caratteristiche striature chiare.
Questa scoperta ha implicazioni profonde per la nostra comprensione del Sistema solare interno. Se Mercurio sta ancora perdendo materiali volatili, significa che il suo interno è molto più dinamico di quanto ipotizzato e che il pianeta possiede ancora un budget di elementi leggeri che continua a fuoriuscire. Mercurio, dunque, non è un fossile spaziale, ma un corpo celeste caratterizzato da un’attività geologica sottile ma persistente.
Una mappa per BepiColombo
I dati raccolti offrono ora una mappa preziosa per la missione europea BepiColombo, che sarà operativa intorno a Mercurio nel corso di quest’anno. Gli strumenti a bordo della sonda potranno studiare queste formazioni con una risoluzione senza precedenti, confermando se queste “ferite” luminose siano davvero il respiro di un pianeta ancora vivo.
Nella figura di apertura, le lineae (striature) sui pendii della parete di un cratere su Mercurio e i brillanti hollows da cui esse derivano. Immagine acquisita dalla sonda Messenger nel 2014 (Nasa/Jhuapl/Carnegie Institution of Washington).
Antonio Pasqua