Leggendo “Il problema dei tre corpi”….

by Redazione

Leggendo la trilogia di Cixin Liu, “Il problema dei tre corpi “ (Oscar Draghi, 2023), arrivo a un punto del racconto dove l’Assemblea Generale dell’ONU discute, in sessione straordinaria, sulle strategie possibili di difesa della Terra di fronte a un tentativo alieno di invasione.

L’autore qui snocciola un bel po’ di farina che non è del suo sacco riprendendo quanto una voce ben più autorevole aveva già detto. La voce è quella del grande cosmologo Stephen Hawking che, interrogato sui casi di una invasione aliena, suggeriva la fuga come la migliore delle strategie possibili per l’umanità.

Hawking da sempre sconsigliava l’umanità di mettersi in contatto con gli alieni: «Avrebbero per noi – ha detto – lo stesso interesse che noi abbiamo per i batteri, e se ci andasse bene ci tratterebbero come Cristoforo Colombo trattò gli indigeni che incontrò nel nuovo mondo».

Un problema che 500 anni dopo la conquista dell’America agita ancora molti popoli della Terra, tra invasioni attuali o future, minacciate o realizzate, di cui quelle aliene sono in fondo solo una metafora.

Nella sua strategia del “darsela a gambe”, Hawking ipotizzava tre diverse soluzioni che il racconto di Cixin Liu riprende pari pari, introducendo nella finzione un movimento sociale che chiama “escapismo”.

Riporto quanto si può leggere nel racconto dato che già abbiamo appurato la reale paternità delle ipotesi. “L’escapismo prevede tre possibili esiti. Primo, un nuovo mondo, ovvero scandagliare il cosmo alla ricerca di un pianeta dove l’umanità possa sopravvivere. Questa sarebbe la soluzione ideale se non fosse che l’attuazione richiede il ricorso a velocità superluminali e comunque il viaggio sarebbe molto lungo. Considerando la velocità di sviluppo nel progresso scientifico terrestre, difficilmente tale strategia potrebbe vedere mai una realizzazione. L’umanità si troverebbe coinvolta in un viaggio senza fine. Secondo. Usare le astronavi come dimora permanente. In questo caso l’umanità si troverebbe difronte alla necessità di elaborare un ecosistema artificiale chiuso. Un’arca spaziale con una biosfera completamente isolata, ma anche questa soluzione supera di gran lunga le attuali capacità tecnologiche dei terrestri. Terzo. Un rifugio temporaneo. Dopo l’invasione totale della Terra, gli scampati “pre-invasione” e rifugiati in astronavi nello spazio potrebbero tentare degli scambi politici con la civiltà aliena al fine di negoziare un ritorno sulla Terra degli scampati all’invasione. Anche questa soluzione ha un numero tale di variabili da renderla assai poco attuabile.“

Il racconto prosegue la sua strada inoltrandosi nelle discussioni tra i vari membri del Consiglio Permanente dell’ONU. Io invece mi fermo qui ricordando le parole “originali” di Hawking e la sua capacità visionaria. Un gigante che ha vissuto la maggior parte della sua vita in un corpo condannato da una malattia devastante, eppure sorretto da una forza incrollabile. “L’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento” ha detto una volta. Aveva un quoziente intellettivo elevatissimo, ma è stata la resilienza il vero asso nella manica del genio di Oxford. Ma non a parole. Lottando con condizioni fisiche terribili, Stephen si è sposato, è stato papà di tre figli, nonno di tre nipoti. un grande scienziato, un uomo straordinario il cui lavoro ed eredità vivrà per molti anni: il suo coraggio e la sua perseveranza con la sua brillantezza e umorismo hanno ispirato ed ispireranno persone in tutto il mondo”. Un genio capace di prendersi in giro. Grazie Stephen, davvero.

Il libro? 1207 pagine, 28 euro. Osannato, ma a mio avviso più melenso che originale. Gli otto episodi di Netflix, per passare un weekend, bastano e avanzano.

Graziano Chiaro

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