Lo sguardo di VISTA nelle culle stellari

by Giuseppe Donatiello

Usando il Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy (VISTA) dell’ESO, un gruppo di astronomi ha realizzato un vasto atlante infrarosso di cinque vivai stellari nel cielo meridionale. Le immagini riguardano ben conosciute regioni di formazione e sono state ottenute componendo a mosaico oltre un milione di singoli scatti.

Questi mosaici costituiscono il sondaggio VISIONS e permettono agli astronomi di penetrare l’interno delle nubi dove stanno nascendo nuove stelle, un processo conosciuto a grandi linee ma ancora sfuggente in alcuni passaggi importanti.

La regione dell’ammasso aperto Coronet nella Corona Australis.

Un processo ancora poco chiaro

Sappiamo che le stelle nascono in bozzoli nelle grandi nubi molecolari e si formano quando piccole regioni collassano sotto l’azione della gravità. A innescare tale processo sono principalmente le onde d’urto delle supernove, che per altro arricchiscono anche il mezzo interstellare. Un ruolo l’hanno anche le interazioni con flussi stellari prodotti dalla distruzione di piccole galassie.  Non è chiaro cosa realmente avvii il processo e nemmeno come siano i semi stellari che fungono da nucleo di accrescimento, ma gli astronomi sperano di scoprirlo.

La nube molecolare IRAS 11051-7706 in Chamaeleon.

“In queste immagini possiamo rilevare anche le fonti di luce più deboli, come stelle molto meno massicce del Sole, rivelando oggetti che nessuno ha mai visto prima”, afferma Stefan Meingast, dell’Università di Vienna e autore principale dello studio pubblicato su Astronomy & Astrophysics. “Questo ci permetterà di comprendere i processi che trasformano gas e polvere in stelle”.

In questa immagine l’oggetto HH 909 A sempre in Chamaeleon. Visions mostra con grande dettaglio tantissime stelle neonate e protostelle annidate nelel nubi molecolari.

Cinque grandi regioni vicine

VISIONS ha osservato nello specifico le vicine regioni di formazione stellare nelle costellazioni di Orione, Ofiuco, Camaleonte, Corona Australis e Lupus. Distando meno di 1500 anni luce, tali regioni sono anche molto estese nel cielo e qui è tornato utile l’ampio campo di vista della VIRCAM, pari a circa tre lune piene. Ciononostante, l’intera mappatura ha richiesto più di un milione d’immagini e cinque anni di lavoro.

La regione di formazione stellare Lupus 3.

Complementare a Gaia

Poiché le stesse aree sono osservate ripetutamente, i dati di VISIONS consentono agli astronomi di studiare anche i moti interni alle nubi.  

“Con VISIONS monitoriamo queste stelle nascenti per diversi anni, permettendoci di misurare il loro movimento e imparare come lasciano le loro nuvole madri”, spiega João Alves, Principal Investigator di VISIONS. Queste misure in infrarosso vanno a colmare quelle ottiche della missione Gaia dell’Esa che non riesce a vedere dentro le nubi di gas e polveri.

 La regione di formazione stellare Lupus 2.

Così come per altri sondaggi, VISIONS è messo a disposizione della comunità di astronomi e offrirà materiale di studio per molti anni. Gli stessi dati forniranno indicazioni per osservazioni più mirate con i grandi telescopi del futuro, come il costruendo ELT (Extremely Large Telescope) dell’ESO.

La nube molecolare L1688 in Ophiuchus.

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